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Cominciamo con
questo post a raccontare i nostri viaggi passati
rovistando tra i ricordi e l'infinità di
stupidaggini che ci siamo riportati a casa. Il
primo racconto che affrontiamo è quello del
viaggio nell'estate 2006 che si è sviluppato
attraverso l'ovest degli Stati Uniti.
PARTECIPANTI: 4
adulti e due bambini di 12 e 7 anni
MEZZO DI TRASPORTO:
Van Toyota Sienna LE
PERIODO:
Giugno-Luglio 2006
DURATA DEL VIAGGIO:
30 Giorni
KM PERCORSI: circa
6.000
STATI VISITATI
   
21 Giugno
Roma: Partenza alle
ore 7:20 da Fiumicino (decollati in ritardo!)
con volo Air France, coincidenza a Parigi (di
corsa per prendere l’aereo), arrivo a Los
Angeles alle 12:45. Ci hanno avvertiti che i
bagagli non erano arrivati con il nostro aereo e
che li avrebbero recapitati in albergo con
nostro disappunto. Saliti sullo shuttle per
l’autonoleggio Alamo e noleggiata una Toyota
Sienna-Le.
Los Angeles: Siamo
andati subito in hotel: Summerfield Suites a El
Segundo. Abbiamo preso un appartamento composto
da due camere, due bagni, sala e posto cottura.
Cenato con un ottimo pollo arrosto. L’Hotel è
ubicato in un quartiere con numerosi uffici,
autorimesse a più piani, centri commerciali e
ristoranti. L’arredo urbano è molto curato ci
sono prati ed aiuole con una grande varietà di
piante e fiori, con una prevalenza di agapantus
azzurri.
22 Giugno
Los Angeles: Siamo
andati a Ventura percorrendo l’autostrada 101.
E’ una cittadina a Nord di Los Angeles con
alcune case dell’800 e dei primi anni del 900.
Abbiamo visitato la Missione San Buenaventura
costruita alla fine del 700, una delle 21
missioni fondate dai frati francescani lungo El
Camino Real, al fine di colonizzare i luoghi e
convertire i nativi al Cristianesimo. Notevole
la cassetta per l’elemosina: una grande
cassaforte con in dotazione un bastone per
mandare dentro il denaro. Abbiamo fatto sosta
sul prato di fronte alla Missione, nel vicino
museo dove abbiamo intravisto alcune
attrezzature che venivano usate per l’estrazione
del petrolio e per la costruzione della ferrovia
(carro mensa). Nei pressi anche una mostra di
vecchie attrezzature per Vigili del Fuoco.
Picnic sul prato a base di hot dog e patatine
fritte. Poi a Santa Barbara: fu fondata come
presidio spagnolo; in seguito furono costruiti
la missione ed il pueblo. Oggi è una bella e
vivace cittadina con spiagge molto frequentate.
Abbiamo fatto una passeggiata lungo State
Street, Paseo Nuevo e strade limitrofe; siamo
saliti poi fino a Santa Barbara Mission che è la
missione che segue a Nord quella di San
Buenaventura (questi insediamenti distavano
circa 48 km l’uno dall’altro). Ritorniamo
percorrendo la statale 1, sosta presso una base
militare dove sono esposti aerei, razzi e
missili. Abbiamo ammirato infine la costa di
Malibu, il paradiso dei surfisti. Cena da
Denny’s con pesce, riso e patate al cartoccio.
23 Giugno
Los Angeles:
Visitiamo l’ Hollywood Memorial Park: il
cimitero dei divi cinema. Tra le altre, viste le
tombe di Tyrone Power, di Douglas Fairbanks, di
Rodolfo Valentino, di William Clark. Il cimitero
è ben curato, pieno di piante e di animali.
Numerose le lapidi di persone di origine russa.
Il cimitero sorge in un quartiere molto
popolare. Farmers Market: l’antico mercato dei
contadini si è trasformato in un luogo
d’incontro, restano alcune bancarelle di frutta,
verdura, e generi alimentari; numerosi i negozi
ed i ristoranti. Abbiamo pranzato al Pampas
Grill, con carne allo spiedo (picanha) riso e
patate. Abbiamo percorso il Sunset Boulevard con
i suoi ristoranti, alberghi e locali notturni.
Sostato all’Hollywood Boulevard per percorrere
il Walk of Fame con le stelle di bronzo
incastonate nella pavimentazione con i nomi dei
divi del cinema, della radio, della televisione,
della musica. Visita al cortile del Chinese
Theatre ricoperto di autografi e di impronte.
Notato il rigore degli agenti sulla strada che,
invitano a rimuovere l’auto in seconda fila,
anche se è in attesa di parcheggiare. La
temperatura è fresca.
24 Giugnio
Los Angeles: Ci
siamo diretti verso Sud. Il traffico è intenso,
ma essendo in 5 nell'auto, abbiamo utilizzato la
corsia “car-pool", che ci ha permesso di
muoverci abbastanza rapidamente. Abbiamo anche
notato che sulle rampe delle autostrade è
installato un semaforo per scaglionare l’accesso
delle auto. Inoltre in questo viaggio
utilizziamo il navigatore satellitare, che è
stato molto utile soprattutto in una città con
una rete autostradale urbana intricata come
questa. Abbiamo effettuato una sosta nei pressi
di S. Juan di Capistrano per far smaltire il
traffico e passato il tempo visitando un vivaio
di fiori. Sosta successiva a Oceanside, con un
bel porto turistico (tanti scoiattoli tra i
massi del molo) ed una lunga spiaggia dove
abbiamo visto assai affollato il sito
predisposto per le grigliate di carne e pesce.
Abbiamo anche imboccato per errore la strada di
accesso alla base militare Pendleton:
all'ingresso siamo stati fermati da una marine
abbastanza accigliata e, dopo che siamo riusciti
a spiegare come avevamo fatto ad entrare nella
base, ci hanno dato indicazioni per tornare
indietro e siamo usciti tra le risate del posto
di guardia. All’ingresso della base, numerose
persone (probabilmente familiari) manifestavano
a sostegno dei soldati in rientro dall'Iraq.
Mission San Luis Rey: una delle più prospere
delle missioni californiane, grazie alla
collaborazione di numerosi indiani convertiti.
Notato il cimitero ed un grande albero del pepe.
La chiesa era addobbata per un matrimonio tra
latino americani. Abbiamo assistito all’arrivo
degli invitati e della sposa su una serie di
splendide Chevrolet Impala multicolori. Tornati
ad Oceanside abbiamo visto il traffico ancora
intenso ed abbiamo ripreso la strada verso Nord.
Percorsa l'autostrada 5 fino San Clemente, poi
la strada costiera n.1. Abbiamo attraversato
tutte le località costiere fino Sunset Beach.
Presa l’autostrada n.405 per tornare in hotel.
25 Giugno
Los Angeles:
Passeggiata nei dintorni del motel. Notate
numerose persone che si riunivano in un ampio
locale anonimo per onorare la domenica; forse
qualche setta religiosa? Pranzo presso un
elegante centro commerciale nei pressi del
motel. La maggior parte dei ristoranti hanno un
menù per i bambini e nell’attesa del cibo
offrono giochini o fogli da disegnare. Nel
pomeriggio passeggiata lungo la pista pedonale
della spiaggia di Manhattan, poi a Hermosa Beach
e Redondo Beach. Ovunque belle case con i
giardini fioriti, lunghe piste ciclabili con
numerosi ciclisti e pattinatori, campi di
pallavolo molto frequentati. Distanziate in modo
regolare le caratteristiche cabine sopraelevate
per i bagnini, alcune con accanto lo splendido
fuoristrada di soccorso.
26 Giugno
Los Angeles: Siamo
andati verso la costa, dopo aver attraversato
Marina del Rey e ci siamo fermati a Venice e
passeggiato sul pontile. Un cormorano si è
avvicinato più volte, forse prendendo anche noi
per pescatori (sul pontile ne erano presenti
molti). Surfisti cercavano di cavalcare le onde
dell’oceano, alcuni di loro erano molto bravi.
Poi siamo andati nel centro di Los Angeles con a
ridosso il quartiere cinese e frequentato da
numerosi homeless. Pranzo presso un elegante
centro commerciale con filetto alla griglia,
riso, insalata e una curiosa salsa dolciastra.
Siamo poi andati a Downtown Disney dove abbiamo
acquistato i biglietti di ingresso per
l’indomani ed abbiamo visitato numerosi negozi
con grande interesse dei bambini. Cena in camera
con pasta al tonno e pollo fritto!
27 Giugno
Los Angeles: Ci
siamo alzati di prima mattina per poter arrivare
presto a Disneyland che dista circa 35 miglia
dal nostro motel. Parcheggiamo in un immenso
garage a più livelli; posto: Minnie 8H.
Prendiamo il trenino fino all’ingresso. Ci
dirigiamo verso Disneyland Park, depositiamo gli
zaini, il pranzo e tutto quello che per il
momento non ci serve nei ripostigli a pagamento
e iniziamo la visita percorrendo la Main Street
lanciandoci come bambini nelle attrazioni del
parco. Dopo pranzo siamo passati al California
Adventure Park dove abbiamo continuato la visita
delle attrazioni di questo parco. Cena rapida da
Mac Donald e poi siamo tornati nell’altro parco
dove siamo saliti sul Disneyland Railroad ed
infine abbiamo assistito ai fuochi artificiali.
28 Giugno
Las Vegas:
Percorriamo l’autostrada n.15, fiancheggiata per
un lungo tratto dalla ferrovia percorsa da treni
lunghissimi. Superate le San Bernardino
Mountains inizia il deserto Mojave che si
estende fino al Nevada. Sostiamo in un centro
commerciale nei pressi di Barstow e subito dopo
facciamo una breve deviazione per dare uno
sguardo al Mule Canyon vicino Calico. Nei pressi
di Baker deviamo verso il Mojave National
Reserve ma la temperatura ed il fondo stradale
ci dissuadono di raggiungere la depressione del
Soda Lake. Il nome della strada su cui siamo è
da Guinnes dei primati: ZZYZX Road. Esploriamo
con prudenza gli immediati dintorni e scopriamo
una piccola croce posta da qualcuno in memoria
del proprio padre morto in quel luogo desolato.
Continuiamo verso Las Vegas avendo sulla destra
l’arido deserto Mojave, punteggiato,in alcune
zone, da radi Joshua tree e piante di yucca.
Entriamo nel Nevada e subito si vedono le prime
case da gioco. A Las Vegas prendiamo alloggio
all’Hotel Tropicana e Casino (pessima scelta),
un grande complesso composto da due torri e vari
corpi bassi; come gli altri comprende varie sale
adibite al gioco d’azzardo. Scegliamo le nostre
stanze al piano terra di uno dei corpi bassi, in
modo da poter movimentare meglio i bagagli e per
non dover attraversare le sale da gioco per
accedere alle camere, anche tenendo conto che
abbiamo due ragazzi con noi. Usciamo verso le
ore 18 (il Nevada ha la stessa ora della
California), fa caldo, la temperatura e di 40° e
l’asfalto è bollente. Ci rifugiamo all’Outdoor
World, un bellissimo magazzino specializzato
nello sport. E’ molto grande, con cascate
d’acqua, grandi acquari pieni di pesci (è da
rammentare che lo sport più diffuso in America è
la pesca), animali impagliati tipici degli Usa,
con le relative orme impresse sul pavimento.
Impressionante il gran numero di armi da fuoco
esposte; numerosissime anche le mimetiche di
ogni tipo. Cena in pizzeria. Las Vegas di notte
è unica. Gli edifici dello Strip e anche i
grandi alberghi nelle sue vicinanze sono pieni
di luminarie, le vie sono affollate, le sale da
gioco in piena attività, numerosi gli spettacoli
anche all’esterno degli edifici.
29 Giugno
Las Vegas: Verso le
12 ci avviamo sullo Strip, La temperatura è di
43° e dall’asfalto sale un calore infernale.
Portiamo sempre acqua con noi, ma il refrigerio
migliore è l’aria condizionata dei negozi ed i
getti d’acqua vaporizzata che alcuni locali
indirizzano verso i passanti. Ci ritroviamo da
Aladdin e pranziamo da Todai, un ristorante
giapponese famoso per il sushi. Abbiamo gustato
tantissimi tipi di pesce crudo e cotto, ottime
anche le zuppe. Abbiamo poi fatto una
passeggiata al centro commerciale di Aladdin,
tutto in stile orientale con il soffitto dipinto
ad imitazione del cielo. Ad una determinata ora
il cielo si oscura, appaiono lampi e
rumoreggiano tuoni, poi cadono gocce di pioggia.
Una rappresentazione che termina con il ritorno
della luce del sole. Torniamo in hotel perché è
troppo caldo per andare in giro. Usciamo verso
sera ed andiamo subito a Treasure Island per
assistere allo spettacolo che tutte le sere si
inscena nella sua laguna: una realistica
battaglia tra una nave di pirati ed una di
donne. La nave pirata è affondata dalle
cannonate, gli uomini si salvano a nuoto e
abbordano la nave delle donne, con le quali dopo
la battaglia "fraternizzano". Torniamo a piedi
lungo lo strip illuminato dalle splendenti
insegne al neon. Ecco l’elegante Venetian che
ricrea la città di Venezia con le copie del
Palazzo del Doge, del Campanile e della Cà
d’Oro, con le gondole che passano sotto il ponte
di Rialto, mentre i riflettori illuminano i
monumenti con la proiezione delle maschere di
Phantom of the Opera. Siamo entrati nell’hotel
per passeggiare nell’elegante Grand Canal
Shoppes, dove l’illusione veneziana continua con
negozi e ristoranti di alta qualità situati tra
vicoli e ponti sotto un cielo azzurro dipinto,
copie di importanti quadri veneziani si trovano
all’ingresso. Dal portico abbiamo visto il
vulcano del Mirage eruttare fuoco e fumo. Siamo
poi entrati nel Caesars Palace con le sue
numerose copie di statue romane e colonne
greche. Poi il lussuoso Bellagio con la sua
fontana che zampilla a suon di musica. Di fronte
il Paris che riproduce gli edifici più
importanti di Parigi. Subito dopo l’Aladdin, poi
l’elegante Monte Carlo ed il New York con la
riproduzione della Statua della Libertà e degli
edifici più famosi di Manhattan, con intorno le
velocissime montagne russe. Intorno al Tropicana
ci sono: l’MGM con le facciate verde smeraldo e
l’Excalibur che con le sue torri colorate
rappresenta il mondo medievale di re Artù.
Vicina la piramide del Luxor con il suo potente
fascio di luce proiettato verso il cielo.
30 Giugno
Las Vegas: lasciamo
la città e percorriamo l’autostrada n°15 verso
Est. Ci fermiamo a Mesquite, l’ultimo centro
abitato del Nevada su questa strada, o meglio,
il primo per chi viene da Est. La città sfrutta
questa sua prerogativa offrendo le prime case da
gioco del Nevada. La presenza di acqua in questa
zona desertica, oggi ci sono 40°, ha reso
possibile la costruzione di una cittadina bella
e piena di verde, con numerosi campi da golf.
Anche questa volta, come nel 2004, abbiamo
pranzato in un locale nei pressi di un verde
cimitero. Ripartiamo e percorriamo la lunga gola
che segue il corso del Virgin River nel tratto
stradale che attraversa l’Arizona.
Utah: Entriamo
nello Stato dello Utah e ci fermiamo al Centro
visitatori. Proseguiamo sulla 15 fino all’uscita
40, qui deviamo a destra per vistare il Kolob
Canyons, la propaggine Nord dello Zion Canyon.
Ci fermiamo al visitor Center ed acquistiamo la
tessera valida per la visita dei Parchi
Nazionali. Saliamo lungo la tortuosa strada tra
rosse pareti di roccia e basse conifere, il
paesaggio è molto bello e ci accompagna fino al
Viewpoint. Da qui dominiamo la valle principale
e le secondarie incuneate tra grossi monoliti di
roccia rossa. Siamo sempre sul belvedere la
nostra attenzione va su un serpente che è
sbucato dalle rocce a circa 1,5 m da noi. E’ un
serpente a sonagli! Si dirige lentamente verso i
cespugli e così abbiamo modo di fotografarlo e
di notare le placche ossee della coda. Ci
fermiamo ancora un po’ e facciamo un breve giro
percorrendo, con precauzione, un sentiero tra i
cespugli. Scendiamo e riprendiamo l’autostrada
fino Cedar City, poi deviamo sulla statale 14.
Saliamo di quota ed il paesaggio diventa di tipo
alpino con prati verdi e boschi di conifere, che
diventano più estesi quando entriamo nella Dixie
National Forest; deviamo sulla 148 e dopo
qualche miglio arriviamo al Point Supreme del
Cedar Breaks N.M. E’ una versione in miniatura
del Bryce Canyon, ma offre una completa e
spettacolare gamma di pareti frastagliate e di
pinnacoli in roccia arenaria dai vivaci colori,
rosa e arancione, coronati da una foresta verde
intenso. Nelle forre più in alto si notano
alcuni piccoli nevai. Ma che freddo! Tutti
abbiamo indossato un golf uscendo dall’auto ma
non ci siamo resi conto che eravamo saliti a
3135m! La temperatura non è eccessivamente
bassa, quello che ci ha sorpreso è l’escursione
termica, da 40° siamo passati in breve tempo a
13° con una differenza di -27 gradi e con il
vento che contribuisce ad accentuare il senso di
freddo. Lasciato Cedar Breaks prendiamo la
statale 143 che scende di quota ma rimane sempre
su un altopiano di 2000m di altitudine.
Attraversiamo paesaggi di prati e di boschi di
abeti e betulle con molti alberi secchi.
Incontriamo anche alcune spoglie collinette di
grosse pietre nere di origine vulcanica.
Costeggiamo il Panguitch Lake e dopo poco
arriviamo nella cittadina di Panguitch.
Prendiamo possesso delle nostre camere nel Motel
Best Western, poi andiamo a fare rifornimento di
acqua e generi alimentari presso un piccolo
supermercato. Ceniamo da “Nonna Pina”; la
ragazza che ci serviva non ha potuto portarci a
tavola la birra perchè minorenne e ha dovuto
chiamare una cameriera più anziana.
1 Luglio
Panguitch: - Il
locale per fare colazione è piccolissimo ed
affollato, dobbiamo prendere qualcosa di caldo e
qualche dolcetto per poi consumarlo in camera.
Da Panguitch prendiamo la strada n°89, poi la
famosa statale 12 che gli americani definiscono
“Scenic Byway, Utah’s first all-american road”.
Dopo qualche miglio entriamo nuovamente nella
Dixie National Forest, attraversiamo lo
scenografico Red Canyon e raggiungiamo il Bryce
Canyon. Una serie di profondi anfiteatri
naturali e formazioni rocciose dette hoodoo,
costituiscono il tratto distintivo del Bryce
Canyon N.P. Il parco raggiunge un’altezza di
2400-2700 m ed è sul più alto “gradino” del
Grand Staircase, che deve il suo nome alle
quattro scalinate di pareti rocciose: Vermiglia,
Grigia, Bianca e Rosa, che sorgono attraverso
l’Altopiano del Colorado. Iniziamo la visita dai
punti più lontani Rainbow e Yovimpa Points dove
le rocce emergono dal verde dei boschi e lo
sguardo può spaziare lontanissimo sull’Utah
meridionale e sulle Navajo Mountain, poi
passiamo al Black Birck Canyon e al Ponderosa
Canyon dove corvi e scoiattoli si avvicinano in
cerca di cibo. Sostiamo più a lungo ad Agua
Canyon dove il processo di erosione è più
evidente e spettacolare; qui si nota come a
causa della pioggia e del vento, le pinne di
arenaria si assottigliano prima in colonne, poi
nelle strane forme degli hoodoo, in un processo
in continua evoluzione. A Natural Bridge abbiamo
visto l’ampio arco formato dalle forze naturali,
oltre il quale si può scorgere la verde vallata
sottostante. Proseguiamo per Swamp Canyon, lungo
il percorso vediamo il terreno imbiancato da una
forte grandinata; dopo Swamp, numerosi cervi
pascolano tranquillamente sui prati. Arriviamo
nella parte centrale del parco che si affaccia
con i suoi punti panoramici su un grandioso
anfiteatro di falesie e di bellissimi pinnacoli
colorati dominati dal sottile “The Sentinel”. Ci
fermiamo ad Inspiration Point e poi, più a
lungo, al Sunset Point dove percorriamo un
tratto del Navajo Loop Trail. Si è fortemente
invogliati a scendere tra le falesie, ma la
prudenza ci rammenta che siamo a 2500 m di
altitudine e risalire diventa poi molto
faticoso. Facciamo un ampio giro per il pianoro
boscoso e notiamo i bellissimi uccelli azzurri
Jay, gli scoiattoli e gli onnipresenti corvi
neri. L’ultima sosta a Fairyland Point per un
ultimo sguardo al magnifico anfiteatro.
Riprendiamo la statale 12 e dopo aver superato
alcune fattorie con bisonti al pascolo, entriamo
nuovamente nel Red Canyon, percorso da una nuova
pista ciclabile che corre parallela alla strada.
Il paesaggio varia continuamente, sul terreno
ondulato di colore rosso sorgono a tratti
formazioni rocciose spesso sottili come colonne,
a volte stratificate a lastre arrotondate, il
colore predominante è il rosso ma non mancano
rocce rosa e bianche, fa da cornice il verde
degli alberi. Ci fermiamo al Visitor Center e
facciamo una passeggiata tra rocce e conifere.
Andiamo a cena nei pressi di Hatch in un locale
western, mangiamo una grossa bistecca di bisonte
con purea, insalata e mais.
2 Luglio
Panguitch: è un
paese di mormoni, come la maggioranza nell’Utah,
c’è la sola chiesa dei Santi dell’Ultimo Giorno
e oggi, Domenica, il paese sembra deserto. Ci
avviamo verso il Grand Staircase con la statale
12 che, anche dopo il bivio per il Bryce,
continua ad offrirci panorami bellissimi.
Entriamo nel Grand Staircase-Escalante N.M. e ci
fermiamo a Mossy Cave, notevole per le
formazioni rocciose di colore rosso. Arriviamo a
Cannonville, una graziosa cittadina che abbiamo
già visitato nel 2004 provenienti da Page, qui
prendiamo la rotabile 400 fino al Kodachrome
Basin State Park celebre per i numerosi
comignoli di roccia formatisi milioni di anni fa
come sfiatatoi di geyser. Dopo aver pagato
l’ingresso (il Kodachrome è un parco statale e
la nostra tessera è valida solo per i parchi
nazionali), ci avviamo verso il settore destro.
Parcheggiamo l’auto e ci avviamo verso il
Shakespeare Arch su un sentiero nel deserto
cosparso di bassi cespugli. Raggiunto l’arco
decidiamo di proseguire sul Sentinel Trail per
tornare al parcheggio attraverso l’altura che ci
sovrasta. Raggiungiamo il punto più elevato del
percorso da cui si gode un vasto panorama verso
lo Staircase, Il sentiero prosegue in quota ed a
tratti si rivela piuttosto difficoltoso. Le
nuvole si aprono, torna a splendere il sole e la
temperatura sale di colpo. Abbiamo poca acqua e
il sentiero, poco battuto, si biforca più volte
senza più indicazioni. La situazione comincia a
preoccuparci, conosciamo la direzione verso cui
procedere, ma siamo ancora in alto, troveremo la
strada giusta per scendere? Proseguiamo e dopo
un po’ vediamo in basso la strada che conduce al
parcheggio. Il sentiero comincia a scendere e
questo ci rincuora e torniamo a prestare
attenzione a ciò che ci circonda ed ai conigli
dalla coda nera (Blacktailed Jackrabbit) che con
le loro lunghe orecchie ogni tanto vediamo
spuntare dai radi cespugli. Arriviamo al
parcheggio dove abbiamo un bel rifornimento di
acqua in ghiaccio, con la quale ci rinfreschiamo
il viso prima ancora di bere. Consultiamo
nuovamente le carte per controllare il sentiero:
abbiamo percorso poco più di 1,5 miglia, che
sono poche nella normalità, ma che sono
risultate troppe per alcuni di noi, per le dure
condizioni ambientali. Percorriamo il parco in
auto per vedere i “comignoli” e poi ci fermiamo
nell’area di sosta centrale. Il cielo si è
rannuvolato e così non abbiamo bisogno di ombra
per pranzare. Facciamo poi una breve escursione
nei dintorni e notiamo i soliti scoiattoli,
qualche coniglio dalle lunghe orecchie e
numerose pernici “chukar”, alcune delle quali
con i loro pulcini. Torniamo presto a Panguitch
e ci organizziamo per la cena. La maggior parte
dei locali sono chiusi, e l’unico negozio-tavola
calda aperto è affollato di escursionisti in
cerca di cibo. Troviamo poco e ripieghiamo sullo
scatolame, oltretutto in questo negozio è stato
difficoltoso anche farci capire.
3 Luglio
Panguitch: Lasciamo
la città e prendiamo la U.S.Route 89 verso Sud,
la strada è panoramica e scende dolcemente tra
praterie e boschi. A Carmel deviamo sulla
statale n°9, dopo qualche miglio entriamo nello
Zion National Park. Ora la strada scende
rapidamente, da quota 1750 a 1200, con numerose
curve e tornanti, spesso in galleria. Ci
fermiamo presso il Visitor Center e parcheggiamo
con qualche difficoltà, a causa del notevole
numero di visitatori. Prendiamo l’autobus
navetta per la visita e percorriamo tutta la
Zion Canyon Scenic Drive, tra incombenti ed alte
pareti di roccia, e scendiamo alla fermata più
lontana, Temple of Sinawava. Da qui facciamo una
lunga passeggiata lungo il profondo canyon,
mangiamo i nostri panini sulle rive del Virgin
River, guardiamo i numerosi scoiattoli che,
incuranti della presenza umana, rosicchiano
tutto ciò che trovano sul sentiero. Torniamo al
capolinea e riprendiamo lo shuttle per il
ritorno. Questa volta guardiamo il lato opposto
del Canyon e riusciamo ad ammirare meglio le
imponenti pareti rocciose. Lasciamo lo Zion
riprendendo la statale 9, ci innestiamo
sull’autostrada n°15 ed arriviamo a St.George.
Prendiamo alloggio al Best Western Travel Inn al
centro della bella cittadina, distesa su un
declivio limitato da un’alta parete di roccia
rosso vermiglio e dominata dalla guglia dorata
del primo tempio mormone dello Utah. Ceniamo al
Golden Corral che risulterà il migliore
ristorante del viaggio, considerato il rapporto
qualità-prezzo. Si paga una quota fissa pro
capite e si può mangiare a volontà scegliendo
tra numerosi piatti di ogni tipo, americani e
messicani, la specialità del locale sono le
ottime bistecche alla piastra.
4 Luglio
St. George: – Oggi,
quattro luglio, è il giorno dell’indipendenza e
festa nazionale. In paese non si nota molto
movimento e non sono previste parate, forse
perché i mormoni hanno un patriottismo meno
accentuato. Passiamo la mattinata in alcuni
centri commerciali, ma torniamo a casa in fretta
per vedere la semifinale tra Italia e Germania
in TV. E’ la prima partita, dopo la partenza
dall’Italia che vediamo in diretta, delle altre
abbiamo visto soltanto le sintesi nei programmi
sportivi della sera e di qualcuna abbiamo
ascoltato la radiocronaca in spagnolo. Passiamo
il pomeriggio in piscina, poi usciamo e torniamo
al Golden Corral per la cena. Paghiamo meno di
ieri, perché altre lo sconto per i ragazzi e per
gli anziani c’è anche lo sconto per il 4 luglio!
Tra i clienti notiamo una coppia di anziani con
indosso antichi vestiti western, lui con stivali
e cappellone, lei con stivaletti e vestito ampio
con bei merletti. Ci avviamo verso il parco
cittadino che troviamo pieno di famiglie riunite
a gruppi più o meno numerosi seduti o sdraiati
sull’erba, con accanto i barbecue su cui hanno
arrostito il cibo. Ci sediamo sulle gradinate
del vicino stadio, che è affollato anche sul
prato, per ascoltare dal vivo della buona musica
country. Alle 10 di sera i fuochi artificiali
vengono sparati da due luoghi diversi.
5 Luglio
Death Valley:
Ripercorriamo a ritroso l’autostrada n°15; nel
breve tratto che la strada scorre nel territorio
dell’Arizona attraversiamo la catena di rilievi
lungo la gola del Virgin, caratterizzata da alti
strapiombi ed entriamo nuovamente nel Nevada a
Mesquite. Sostiamo nella periferia di Las Vegas
presso un centro commerciale ove comperiamo
alcuni capi di abbigliamento ad ottimi prezzi.
Negli USA girando nei supermercati, nei casinò,
nei musei, negli aeroporti e per le strade si
incrociano più persone in carrozzella che in
Italia, molte sono inabili altre semplicemente
troppo in sovrappeso, questo non perché qui
siano più numerose ma semplicemente perché hanno
la possibilità di andare in giro, grazie alla
presenza di scivoli, corridoi larghi nei
mercati, bagni e strade agibili senza ostacoli
di paletti o gradini. Ci dirigiamo verso Nord
con la statale n°95. La zona è desertica con
qualche cactus Joshua, Yucca e bassi cespugli.
Abbiamo aumentato la dotazione di contenitori di
ghiaccio per mantenere l’acqua ed il cibo al
fresco. Attraversiamo una delle riserve degli
indiani Paiute, ci fermiamo a Indian Springs e
siamo fortunati a trovare una tettoia dismessa
dove parcheggiare all’ombra e pranzare. Siamo
nei pressi dell’ingresso della base militare
Area 51, famosa per la presunta presenza di
alieni, tenuta segreta a tutti dalle autorità.
Più avanti i cartelli stradali ammoniscono di
non sostare e di non dare passaggi ad alcuno:
lontano alle pendici delle colline desertiche si
intravede uno dei famigerati penitenziari di
massima sicurezza. Sostiamo a Beatty presso la
gelateria che già conoscemmo nel 2004. Lasciata
Beatty dopo poche miglia entriamo nella Death
Valley, la vista è magnifica ed il rettifilo che
percorriamo sembra perdersi contro i rilievi
lontani di Amargosa Range. Arriviamo a Stovepipe
Wells verso le 17, la temperatura è di 47° e
l’aria è bollente. Questa volta le camere che ci
assegnano sono con vista verso le dune; appena
sistemati i bagagli si va tutti in piscina.
Abbiamo cenato in camera e, mancando il
microonde, abbiamo scaldato il cibo con il
semplice calore del sole. Una luna molto
luminosa ha attenuato la visione della volta
stellata. Anche di notte il vento, che si è
alzato al tramonto, è caldissimo e secco.
6 Luglio
Death Valley: La
parte settentrionale del Deserto Mojave, è la
depressione che raggiunge il punto più basso
delle Americhe e d’estate registra la più alta
temperatura media sul pianeta. Da entrambi i
lati la vallata è chiusa da catene di montagne
accidentate. Ci siamo alzati alle 5 del mattino
per vedere l’alba e per andare a Badwater
(abbiamo già 34°). Facciamo una breve
passeggiata nel Badwater Basin; qui siamo a 86
metri sotto il livello del mare e, venendo più
tardi, avremmo subito una temperatura troppo
elevata. Ci siamo fermati al Devils Golf Course,
una distesa di aggregazioni saline che si
estende a perdita d’occhio. Si formano in
continuazione nuovi cristalli, riconoscibili dal
colorito più candido. Ci fermiamo poi al Golden
Canyon. Gli indiani usavano l’argilla rossa del
Canyon per tingersi il viso. Nei pressi c’è la
riserva degli Shoshone. Al ritorno vediamo un
coyote e ci fermiamo per fotografarlo, ci guarda
per un attimo con aria truce poi continua per la
sua strada. A Stovepipe, comperiamo il latte e
facciamo colazione. La temperatura è salita a
38°. Mettiamo ghiaccio in tutti i contenitori
disponibili per tenere fresca l’acqua,
prepariamo il contenitore frigo con il cibo e ci
avviamo per una nuova escursione. Da quando
abbiamo lasciato Los Angeles abbiamo
attraversato per lo più zone aride e desertiche;
è stata nostra cura pertanto avere con noi
sempre acqua abbondante. La raccomandazione
ricorrente, che si trova sugli opuscoli e nei
Visitor Center, è di bere spesso anche in
assenza di sete; la temperatura elevata e l’aria
calda e secca fa traspirare la pelle con
apparente assenza di sudore, che evapora appena
uscito dai pori. Poco dopo siamo ad Harmony
Borax Works, le rovine dello stabilimento di
depurazione del borace che qui veniva caricato
su grandi carri trainati da gruppi di 20 muli
per 265 km (5 giorni di viaggio) fino a Mojave
Station. Furnace Creek, l’oasi più importante
della Death Valley, con ristorante, albergo e
molto verde, c’è anche il campo di golf più
basso del mondo: 65 m sotto il livello del mare,
circondato da palme secolari. Al Visitor Center
abbiamo visitato il piccolo museo ed assistito
alla proiezione di un filmato sulla storia
naturale ed umana della Valle. Il nostro piccolo
esploratore si è candidato come aspirante Junior
Ranger. Dopo aver osservato con attenzione i
reperti del museo ha dovuto riempire un
questionario, aiutato naturalmente per la
traduzione in inglese. Ha fatto poi solenne
promessa di difendere la natura (in uno
splendido inglese per un bambino di 6 anni) ed
ha ricevuto l’attestato ed il distintivo. Siamo
poi andati a Beatty dove abbiamo pranzato presso
un ristorante messicano e fatto rifornimento di
acqua, 18 litri! Qui la temperatura è di 38°.
Sulla strada un ragazzo offre in vendita
limonata fatta in casa ai passanti. Tornati in
Motel per l'agognato riposo, la temperatura è di
47° e c’è un leggero vento bollente. Sia
all’andata che al ritorno da Beatty siamo
transitati per il Daylight Pass a 1316 m slm per
scendere poi a Stovepipe che è a livello del
mare. Non ci si rende conto di questa notevole
differenza di altezza perchè si è sempre
circondati da deserto; è la temperatura la spia
della differenza altimetrica. Verso le 18,30 ci
siamo avviati verso Zabriskie Point, dove siamo
rimasti fino al tramonto per ammirare i giochi
di luce sulle aride e variopinte rughe
collinari. Qui negli anni ’60 fu girato
l’omonimo film diretto da Antonioni; ma tutto il
paesaggio desertico del Southwest è noto al
mondo intero attraverso gli innumerevoli film
qui ambientati. La Monument Valley è celebre per
aver fatto da sfondo ai western di John Ford,
mentre la bellezza dei paesaggi dello Utah
meridionale compare in numerosi altri film. Nel
2004 al Centro Visitatori di Kanab vedemmo
esposte numerosissime locandine di pellicole
girate nella zona. Alcuni set per western
modellati come antiche città, sono diventati
permanenti perché continuano a fare da sfondo a
film o a serie televisive. Alcuni offrono anche
spettacoli in costume, come scontri a fuoco e
corse di diligenze.
7 Luglio
StovePipe Wells:
Prima di partire, verso le 6 siamo andati a
vedere l’alba alle Sand Dunes, plasmate dal
vento nella classica configurazione a mezzaluna
e puntinate nelle zone periferiche da arbusti
desertici. Prendiamo la 190 che percorre la
Death Valley verso Ovest, facciamo una breve
sosta al Father Crowley Point per dare un ultimo
sguardo alla valle. Qui è ubicato uno dei
serbatoi d’acqua per il rifornimento dei
radiatori delle auto; è l’ultimo su questa
strada. Proseguiamo fino alla strada 395 che
prendiamo dopo aver costeggiato l’alveo del lago
prosciugato Owens, che, con la sua desolazione,
fa contrasto con le cime ancora in parte
innevate della incombente Sierra Nevada. Ci
fermiamo ad Olancha per fare benzina. Ci appare
una bella cow-girl con vestito western,
stivaletti e speroni a rotella. La sua aria di
dura ci ha sconsigliato di fotografarla.
Proseguiamo verso Sud costeggiando inizialmente
il piccolo lago Haiwee Res e, dopo aver
effettuato una sosta presso un’area attrezzata,
incrociamo una strada che si inoltra nella
Sierra. Sostiamo per consultare la mappa
esposta. Trattasi della J41 Kennedy Meadows, che
si raccorda con le strade forestali del Sequoia
National Forest ed attraversa la Sierra più a
Nord delle strade da noi programmate (la Sierra
Nevada nella parte centrale non ha valichi
stradali). Decidiamo di prenderla e sarà un
grosso errore. La strada inizia subito ad
inerpicarsi tra gole e ripidi pendii. La
vegetazione risente della esposizione; quella
rivolta a Sud è costituita da gruppi più o meno
folti di Joshua Tree, nelle parti più riparate
dal sole da conifere e altri alberi. La strada
continua ripida e tortuosa fino a quota elevata
poi, superato lo Sherman Pass ed entrati nella
Sequoia National Forest, si addolcisce tra brevi
altopiani e frequenti saliscendi per superare le
piccole valli. La vegetazione costituita per lo
più da conifere, è stata devastata da incendi.
Ci fermiamo all’ombra per pranzare, la
temperatura è fresca e l’ambiente gradevole.
Constatiamo che, a causa della forte pendenza e
tortuosità del percorso, abbiamo consumato molto
carburante e che siamo ancora in piena montagna.
Ci preoccupa il fatto di non aver incontrato
centri abitati e nessuna pompa di benzina. Sarà
così anche in seguito ? Ci innestiamo sulla
strada n°99 ed arriviamo nel villaggio di
Johnsondale. E’ composto da case di
villeggiatura e sembra disabitato. Vediamo un
Ranger e gli chiediamo se ci sono pompe di
benzina nelle vicinanze. La risposta è no; è
necessario scendere a valle. Dopo il villaggio
la strada diventa n°M50 e prosegue in quota.
Presso il bivio con la 102 ci accostiamo alla
macchina di uno sceriffo e gli accenniamo il
nostro problema. Ci fa segno di seguirlo fino ad
un’area di sosta. Qui apre una mappa e ci dà le
indicazioni richieste: per raggiungere la pompa
più vicina dobbiamo andare verso Nord attraverso
la zona montana; oppure proseguire verso Ovest
fino a Ducor nella vallata. Mentre è intento a
dare le indicazioni ho modo di osservare il suo
cinturone che sostiene una decina di aggeggi!
Optiamo per la strada verso valle, nella
speranza che il minor consumo di benzina in
discesa ci aiuti a raggiungere la città. Da un
lato abbiamo il sentiero 23550, dall’altro il
23564 percorso in quel momento da due ragazzi in
mountain bike, un luogo verde e bello.
Proseguiamo la discesa ripida e con molti
tornanti ed arriviamo ad Hot Springs, anche
questa una località di villeggiatura. Facciamo
un ennesimo controllo sul computer di bordo
dell’auto per verificare l’autonomia residua.
Con il carburante rimasto non arriveremo mai a
Ducor. Che fare? Poco più avanti vediamo un
complesso dei Servizi Forestali, ci fermiamo.
L’ufficio dei Ranger è già chiuso; vediamo più
avanti un altro edificio, questo presidiato.
Sono Vigili del Fuoco. Esponiamo loro il nostro
problema. Per prima cosa si interessano del
bambino che vedono stanco; gli toccano la fronte
per vedere se ha temperatura, chiedono con
insistenza se ha bevuto e se abbiamo sufficiente
riserva d’acqua. Rassicurati su questo campo ci
concedono tre galloni di benzina; non li
dobbiamo neppure pagare perchè il nostro è un
caso di emergenza: Dio benedica i Vigili del
Fuoco di ogni paese del mondo! Arriviamo
finalmente a Ducor e facciamo rifornimento;
proseguiamo e percorse circa 30 miglia arriviamo
a Tulare. Prendiamo possesso delle nostre camere
presso il Motel Best Western Town e Country,
andiamo a fare la spesa e poi mangiamo in
camera.
8 Luglio
Tulare: - Lasciamo
Tulare diretti verso la Sierra Nevada. Sulla
strada si vedono gruppi di ragazzi che offrono
di lavare l’auto per guadagnare qualche dollaro.
Alcune abitazioni espongono nel giardino mobili
usati e cianfrusaglie in vendita. Costeggiamo il
Lago Kaweah che ospita numerose case
galleggianti collegate l’una all’altra, quasi a
formare un villaggio. Poco più avanti il paese
Three Rivers con belle e caratteristiche case di
ogni foggia. Entriamo nel Sequoia National Park;
la prima sosta presso il Tunnel Rock, un grande
masso sotto il quale transitava la vecchia
strada; si prosegue poi con una ripida salita
con numerosi tornanti, avendo sulla destra il
Moro Rock incombente. Dai 500 metri
dell’ingresso si sale fino ai 2000 metri della
Giant Forest. Ogni tanto facciamo una breve
sosta per ammirare l’imponente vegetazione di
conifere. Gli alberi più numerosi sono i Coast
Redwood (sequoia a legno rosso), è la sequoia
più alta, raggiunge i 112 m e può vivere fini a
2000 anni, ha un profilo sottile come gli abeti;
la Giant Sequoia (sequoia gigante) è la più
imponente, ha un tronco simile ad una colonna,
enormi rami robusti e corteccia morbida,
fibrosa, color cannella; l’altezza raggiunge i
95 m e può vivere fino a 3200 anni. Un altro
albero che si fa notare è il Sugar Pine che
produce pigne enormi, ne abbiamo trovate alcune
di 40 cm di lunghezza. Parcheggiamo e
percorriamo i sentieri dello Sherman Trees Trail
per una passeggiata nel bosco. E’ emozionante
immergersi tra l’immensità e la magnificenza
degli alberi e le loro proporzioni risultano
forse ancora più incredibili quando giacciono
caduti a terra. I raggi del Sole, che a fatica
penetrano, creano giochi di luce esaltando il
colore dorato delle Sequoie giganti ed il verde
tenero dei licheni, che crescono come una barba
sulla parte umida del tronco delle Redwood.
Abbiamo ammirato la sequoia General Sherman, la
pianta più grande della Terra: 84 m di
altezza,11 m di tronco alla base, un’età tra i
2300 e 2100 anni ed il suo ramo più grande
raggiunge quasi due metri di diametro. Un suo
ramo caduto sul sentiero e spezzato in più parti
dava testimonianza dell’imponenza di questi
alberi. Abbiamo pranzato in un’area attrezzata a
Picnic. Numerosi cartelli segnalavano il
pericolo rappresentato degli orsi neri, che sono
attirati dagli alimenti consumati dall’uomo.
Abbiamo visitato poi il Visitor Center ed il
Museo. Un Ranger (con la mamma ligure di cognome
Bacigalupo) ha illustrato il parco e le
caratteristiche degli alberi che lo compongono.
Ha parlato dell’inquinamento che minaccia il
parco a causa dell’aria che sale dalla pianura,
intrappolata tra le due catene di montagne; di
conseguenza viene sconsigliata l’attività
sportiva nel parco ai bambini ed agli anziani
dalle 15 alle 18. Gli incendi sono una grave
calamità per i boschi, tuttavia il fuoco per le
sequoia, che hanno una forte resistenza al
fuoco, può essere benefico, tanto che i
forestali creano incendi controllati. Il fuoco,
che fa seccare ed aprire le pigne, è uno dei
principali agenti di dispersione dei semi;
inoltre distrugge i rami accumulati al suolo le
cui ceneri creano un fertile terreno e
facilitano la sopravvivenza delle giovani
sequoie. Questo spiega le bruciature che abbiamo
notato alla base di molte sequoie giganti. Come
molti, anche noi siamo passati con l’auto nel
“tunnel” scavato in una sequoia caduta sulla
strada, al Tunnel Log. Ci siamo avviati sulla
strada del ritorno affrontando la ripida e lunga
discesa. Breve sosta sul lago Kaweah e poi cena
in un ristorante a Tulare a base di petto di
pollo e costolette (ottima!).
9 Luglio
Tulare: - Alle 9,30
Messa alla chiesa S.Rita, poi alle 11 tutti
davanti al televisore per la finale
Italia-Francia. Siamo usciti per il pranzo e poi
tutto il pomeriggio in giro per negozi.
10 Luglio
Tulare: Partiamo da
verso nord. A Hanford deviamo sulla strada 198,
che attraversa immensi campi coltivati (numerosi
a pomodoro e frutteti). Attraversiamo
l’autostrada n°5 ed il paesaggio cambia
gradualmente. Lasciata alle spalle la pianura
entriamo in una zona collinare con vaste
praterie, che per la stagione calda si
presentano ormai gialle ed aride. In alcune zone
la presenza delle nere pompe di estrazione del
petrolio rende il paesaggio un po’ spettrale.
Attraversiamo Coalinga, un lindo paesino
agricolo. Notiamo ancora una volta il rigoroso
rispetto delle norme stradali: agli incroci dove
tutte le strade che vi accedono hanno lo stop,
ha la precedenza chi è arrivato per primo alla
linea di stop. Altra particolarità le cassette
per la posta posizionate in gruppi agli incroci
che indicano la presenza di abitazioni a noi
invisibili. Prendiamo la statale 25, le colline
si fanno più elevate ma aumenta la presenza del
verde e delle piccole fattorie ai lati della
strada con caratteristiche cassette postali a
forma di trattori, di case, di fiori. Piccole
mandrie di bovini, di cavalli, di bisonti
pascolano allo stato brado, mentre la corsa
saltellante di numerosi scoiattoli lungo la
strada, rendono prudente la guida dell’auto.
Deviamo brevemente per Pinnacles N.M., un
piccolo parco con formazioni rocciose di origine
vulcanica. La presenza ravvicinata di numerosi
animali rende il luogo molto interessante:
abbiamo avuto la compagnia di numerosi uccelli
azzurri Stellar’s Jay e di scoiattoli che,
abituati alla presenza umana, cercavano di
approfittare della nostra disattenzione, anche
voluta, per rubarci il cibo. Il picchiettio dei
tanti picchi con cresta rossa (Acorn Woodpeckers)
ci ha fatto compagnia durante tutta la nostra
sosta. Abbiamo notato alcuni alberi
letteralmente coperti di buchi. Un luogo
piacevole nonostante il caldo. Riprendiamo la
statale 25, poi la 156 e ci fermiamo a San Juan
Bautista, Una graziosa cittadina che conserva
ancora il carattere rurale del passato. La
Missione era la più grande costruita all’epoca
della colonizzazione spagnola. Alfred Hitchcock
utilizzò la facciata della chiesa per la scena
finale del film “La donna che visse due volte -
Vertigo”. A lato della chiesa si estende un
cimitero affiancato da un sentiero che traccia
lo storico El Camino Real. Questo itinerario di
1050 km collegava le 21 missioni della catena,
tutte ad un giorno di viaggio l’una dell’altra.
Proseguiamo verso Monterey, la temperatura si è
rinfrescata fino a 15-16 gradi; in prossimità
della cittadina la strada costeggia l’oceano
separata da questo da alte dune di sabbia.
Arriviamo a Monterey, abbiamo freddo e c’e
nebbia alta. L’hotel Days Inn è abbastanza in
centro; le camere questa volta non sono contigue
ma ubicate in due diversi complessi. Usciamo per
una passeggiata e raggiungiamo il Fisherman’s
Warf; non troviamo molta gente in strada, forse
per l’ora e per il freddo. Ceniamo in una
pizzeria con proprietario Turco-Rumeno; pizza
buona ma cara.
11 Luglio
Monterey: Usciamo
per una passeggiata in centro lungo “Il cammino
della storia”, indicato in tutte le lingue da
piastre in ottone sul marciapiede. Iniziamo dal
Presidio e relativa Royal Chapel, l’edificio più
antico, del 1794. Proseguiamo su belle strade e
tra edifici caratteristici di questa città: in
legno con porticato e spesso con terrazzo lungo
tutto il fronte stradale. L’ambiente è bello ed
elegante, le aiuole sono piene di fiori e oche
cinerine starnazzano in alcune di esse.
Bellissimi i piccoli giardini intorno alla
piazza dedicata a Portolà, che sono curati
amorevolmente da nonnine, che, indossato un
grembiulone sui vestiti ed armatisi di piccoli
attrezzi, puliscono e sistemano i giardini. Una
di esse si è avvicinata e, saputo che eravamo
italiani, si è congratulata per il titolo
mondiale. Ci ha detto che a Monterey ci sono
molti discendenti di nostri connazionali e ci ha
indicato alcuni campi per il gioco delle bocce
realizzati e frequentati da italiani. Arriviamo
al Fisherman’s Warf oggi molto animato, alcune
foche riposano al sole sugli scogli in
lontananza, altre nuotano pigramente tra i pali
del molo. La foschia che gravava sulla zona si
dissolve e decidiamo di prendere il battello per
andare al largo a vedere le balene. Nonostante
il sole fa abbastanza freddo, ma noi tutti siamo
ben coperti con maglie e giacche a vento. Il
mare è abbastanza mosso e gli schizzi delle onde
arrivano fin sul ponte, tutti i bambini
indossano il giubbotto salvagente, più per scena
che per reale necessità. Al largo il battello
rallenta la marcia e si avvicina lentamente alla
zona frequentata dai cetacei, Alcuni delfini
sfrecciano veloci vicinissimi a noi, poi un
getto d’acqua preannuncia una balena, appare
brevemente e si rituffa nelle onde, la grande
coda è l’ultima parte ad immergersi. Restiamo in
zona circa un’ora, vediamo altre balene che
emergono con balzi più o meno ampi ma sempre
piuttosto lontane da noi. Bello ed emozionante,
ma speravamo di vederne di più. Torniamo, e
prima di attraccare possiamo ammirare un gran
numero di leoni marini e di cormorani che si
crogiolano al sole sugli scogli del molo.
Pranziamo con la zuppa di pesce “clam chowder” e
poi ci dirigiamo al mercato, che tutti i giorni
si tiene dalle 15 alle 18. Breve riposo in
hotel, poi usciamo per completare il “cammino
della storia”. Nel viale del Colton Hall ci sono
piastre in bronzo con descritta cronologicamente
la storia della città e della California
(Monterey è stata capitale fino al 1848). E’
ricordato anche l’arrivo dei numerosi immigrati
siciliani che si sono dedicati alla pesca.
Arrivati all’Hotel Marriot abbiamo visto molti
mezzi dei vigili del fuoco che circondavano
l’isolato; per fortuna era tutto risolto, ed i
vigili stavano riponendo le attrezzature.
12 Luglio
Monterey:
Raggiungiamo in auto Carmel, un’appendice
elegante di Monterey con belle villette
circondate da giardini lussureggianti. Notevole
la Carmel Mission, fondata nel 1770 e restaurata
nel 1924. Era il centro amministrativo di tutte
le missioni della California del Nord.
Riprendiamo la Hwy 1, la famosa statale
panoramica, verso il Big Sur. I dominatori
spagnoli chiamarono questa distesa di terra El
Pais Grande del Sur, da allora la costiera Big
Sur è universalmente rinomata. La zona è stata
conservata nella sua condizione primitiva e
nessuna città ne spezza l’armonia. E’ una bella
giornata, in alcune zone spira un forte vento,
dalle cime dei monti appaino lingue di nebbia
che subito si dissolvono. Ci siamo fermati
spesso per ammirare le magnifiche viste sullo
spettacolare incontro tra terra e mare. Oltre i
frangenti e le scogliere abbiamo notato: il
grandioso ponte Bixby Creek Bridge, per molti
anni il più grande ponte ad arco del mondo; il
Point Sur Lighthouse posizionato su un cono
vulcanico. Siamo arrivati fino oltre il
villaggio di Nepente, senza raggiungere Julia
Pfeiffer, peccato! Al ritorno abbiamo sostato su
una piazzola e percorso un sentiero tra i
cespugli, fino ad una spiaggia delimitata dalle
scogliere. Scendere la scarpata che portava
sull’arenile non è stato molto agevole e molti
dei turisti hanno rinunciato, la mareggiata
aveva eroso il terreno e cancellato il sentiero.
Un bel luogo, peccato il forte vento. Al ritorno
abbiamo deviato per Pacific Grove un antico
paese, ormai unito a Monterey, famoso per le sue
belle case in legno. Siamo arrivati in ritardo
per la visita del Point Pinos Lighthouse del
1852, il più vecchio faro in funzione in
California e così abbiamo fatto una passeggiata
tra gli scogli e le calette del promontorio. A
Monterey abbiamo visitato il vecchio quartiere
industriale con le sue vecchie fabbriche di
inscatolamento delle sardine, ormai interamente
trasformato in luogo di ritrovo e ristorazione.
13 Luglio
Pleasant Hill:
Viaggio da Monterey a Pleasant Hill. Lunga sosta
presso un grande outlet dove abbiamo pranzato
con pizza e zuppa. Preso possesso delle nostre
camere nel Motel Summerfield Pleasant Hill,
abbiamo la gradita sorpresa della loro offerta
alle 17 di linguine al sugo, verdure e vino;
naturalmente ne abbiamo approfittato tutti.
Abbiamo fatto una passeggiata di orientamento
nei dintorni dell’hotel.
14 Luglio
Pleasant Hill:
L’hotel risulta un po’ rumoroso a causa dei
ventilatori della cucina. Siamo andati alla
stazione ferroviaria per assumere informazioni,
poi in giro per negozi; presso un supermercato
abbiamo acquistato i biglietti ferroviari del
tipo a scalare. Pranzo in camera (abbiamo la
cucina). Pomeriggio in giro per negozi.
15 Luglio
San Francisco:
Prendiamo il treno Bart e dopo 40 minuti
scendiamo a Powell, andiamo subito al Visitor
Center e poi in giro per la città. La prima cosa
che notiamo è la lunga fila in attesa di salire
sul cable car, rinunciamo e proseguiamo per
Powell St. poi Union Square e le strade
limitrofe con i negozi più eleganti della città.
Attraverso il Chinatown Gateway, l’ornato
portale ispirato agli ingressi cerimoniali dei
villaggi cinesi, entriamo nel Quartiere Cinese e
percorriamo tutta Grant Avenue, l’arteria
turistica con gli empori zeppi di oggetti; su
questa via c’è Old St Mary’s Church, la prima
cattedrale cattolica della città. Deviamo
brevemente in una stradina laterale per
assaggiare dolcetti in un piccolo negozio
artigianale. Raggiungiamo Columbus Avenue e, man
mano che scendiamo verso il mare, i locali
italiani si fanno più numerosi e sempre
affollati; numerosi gli scorci panoramici verso
la baia con la visione del Bay Bridge. Breve
sosta su Washington Square dominata dalla Saints
Peter and Paul Church, la chiesa nota come
cattedrale degli italiani, molti dei quali,
specie i pescatori, abitavano in questo
quartiere. Proseguiamo verso Fisherman’s Wharf,
il quartiere è affollato, percorriamo la
Jefferson Street fino alla biglietteria del
traghetto per Alcatraz, la coda è notevole e
rinunciamo all’imbarco. Visitiamo il Pier 39 che
oggi ospita su due livelli svariati negozi per
turisti, botteghe e ristoranti. Ci affacciamo
sulla baia da un terrazzo: abbiamo di fronte
l’isola di Alcatraz che a tratti è velata dalla
nebbia, nei pressi del molo alcune piattaforme
ospitano alcune otarie. Pranziamo anche noi
adulti con zuppa clam chowder servita su un pane
scavato a mò di vulcano. Ci sediamo al sole
perché la temperatura è fresca. Siamo nei pressi
dell’Historic Trolley Line che utilizza tram
d’epoca restaurati, provenienti da varie città
degli Stati Uniti e da paesi stranieri. Tra le
altre abbiamo notato le vecchie carrozze
tranviarie di Milano. Al Pier 45 è ormeggiato l’USS
Pampanito uno storico sommergibile della Seconda
Guerra Mondiale; siamo saliti a bordo per la
visita ed abbiamo potuto notare gli spazi
angusti dove vivevano i dieci ufficiali ed i 70
uomini di equipaggio. Altra sosta al Hyde St
Pier dove sono ormeggiate una goletta a tre
alberi ed un ferryboat a pale laterali;
attrezzature navali e strumenti sono esposti
lungo la banchina. Affrontiamo la ripida e
faticosa salita di Hyde St verso Russian Hill;
dalla sommità godiamo dell’ampio panorama sulla
città. Un vigile regola l’accesso delle auto che
affrontano la ripida e tortuosa discesa di
Lombard St. Noi scendiamo la scalinata a lato
della strada e guardiamo le auto che scendono
lentamente i tornanti tra le aiuole, mentre
vengono riprese dalle telecamere dei parenti o
amici. Raggiungiamo nuovamente Washington e
proseguiamoo verso Powell. Terminata la funzione
ci avviamo verso la stazione percorrendo la
Stockton Street nel quartiere cinese. La strada
è parallela alla Grant ma non è frequentata dai
turisti; è piena di negozi di frutta, di
verdura, di pesce, di oggetti disparati, alcuni
ancora pieni di persone, altri in fase di
pulizia e di chiusura. Attraversiamo lo Stockton
Tunnel ed arriviamo poco dopo alla stazione
Powell e prendiamo il treno per il ritorno.
16 Luglio
San Francisco: Si
sceglie di andare in macchina, prendiamo
l’autostrada n°24 che attraversa una bella zona
collinare prima di raggiungere Oakland. Qui
troviamo una lunga coda e decidiamo di
immettersi nella corsia laterale per cambiare
autostrada, ma l’ultima uscita è già passata e
ci ritroviamo a percorrere la pool car che
transita lateralmente ai caselli autostradali.
Speriamo di non essere incorsi in un’infrazione.
Percorriamo il Bay Bridge e siamo a San
Francisco. Prendiamo The Imbarcadero,
attraversiamo il Fisherman’s Warf e siamo in
vista del Golden Gate. Anche oggi folate di
nebbia, che dall’Oceano entrano nella baia
attraverso il varco su cui è stato costruito il
ponte, rendono parzialmente visibile la
struttura. Lo attraversiamo e ci fermiamo
sull’affollato belvedere dal lato della Marin
County. Il ponte è di fronte a noi, immenso con
la sua arcata di 1280 m e le due torri di
sostegno alte 227 m. Le folate di nebbia, che
coprono la parte centrale delle torri, rendono
solo a tratti visibile l’intera struttura. In
lontananza emergono dalla nebbia i grattacieli
del centro di San Francisco. Nonostante i nostri
tentativi di dissuasione, un poliziotto ci
commina una multa per divieto di sosta (la prima
in nove viaggi negli USA!). Scendiamo verso
Sausalito e ci fermiamo nel Bay Model Visitor
Center, dove un grande plastico riproduce in
scala tutta la Baia di San Francisco e simula il
movimento delle maree e delle correnti. Facciamo
un giro in auto attraverso Sausalito per dare
uno sguardo ai bungalow vittoriani. Ci fermiamo
lungo la strada per pranzare e poi una lunga
sosta sulla spiaggia di Albany.
17 Luglio
San Francisco..
Prendiamo il treno Bart ed abbiamo una sorpresa:
oggi i mezzi di trasporto sono gratuiti per
incentivarne l’uso e limitare lo smog. Scendiamo
alla stazione Montgomery e attraverso il
Financial District andiamo all’Air France per la
conferma del volo e la prenotazione dei posti in
aereo. Da Ghirardelli Square passeggiamo fino
The Cannery, dove pranziamo con frittura di
pesce e hotdog. Oggi sulla baia non c’e nebbia e
possiamo vedere con maggiore nitidezza il Golden
gate e l’isola di Alcatraz. Torniamo da
Ghirardelli e poi ci mettiamo in fila per
prendere il Cable Car. Abbiamo così modo di
vedere le manovre che vengono effettuate al
capolinea: dopo la discesa dei passeggeri, la
carrozza viene spinta a mano sulla piattaforma,
fatta ruotare da controllore e manovratore e poi
spinta per qualche metro fino al marciapiede di
salita dei passeggeri. Qui al momento della
partenza, il manovratore aziona la morsa
dell’asta che afferra il cavo di trazione che
scorre nella fessura della strada. Per la guida
della vettura il manovratore deve essere forte e
con ottimi riflessi. Naturalmente i ragazzi
vogliono viaggiano sul predellino protesi verso
l’esterno. Scendiamo a Powell e prendiamo la
metropolitana fino a Castro, siamo nel quartiere
che era degli hippies ed ancora oggi è reputato
trasgressivo. Facciamo una lunga passeggiata
fino a Mission Dolores percorrendo le strade su
cui si affacciano belle case vittoriane. Della
missione, il più antico edificio di San
Francisco, possiamo vedere solo la facciata
perché chiusa. Prendiamo il tram “J” che con
nostra sorpresa dopo poco scende in galleria e
diventa metrò; ci siamo spiegati così perché
molti convogli che transitavano a Powell erano
composti soltanto di due carrozze. Torniamo in
treno e ceniamo in camera con zuppa di
tagliolini e pollo.
18 Luglio
Pleasant Hill:
Giornata di riposo passato in piscina. Abbiamo
utilizzato il grill dell’hotel per fare una
grigliata di carne. Abbiamo pranzato sotto gli
ombrelloni ai bordi della piscina, tutto era
buono ed abbondante, compresi il vino e la
frutta tenuti in fresco in secchielli di
ghiaccio. Alle 18 abbiamo fatto un sopralluogo
per vedere cosa offriva l’hotel: abbiamo
mangiato un poco di verdura e bevuto ottima
birra. La sera, cena in camera con zuppa e
insalata di pomodori. La cosa eccezionale di
questo hotel è che oltre ad avere una ottima
colazione e i barbeque a gas a disposizione
degli ospiti, tutti i pomeriggi alle 17 c'era
una specie di "merenda" gratuita a disposizione
degli ospiti!
19 Luglio
San Francisco:
Siamo tornati a San Francisco in treno. Ci
rechiamo al Civic Center e visitiamo il maestoso
City Hall. All’interno cimeli e numerose foto
del terremoto; alcune coppie di etnia cinese,
appena sposate, posavano sullo scalone per le
foto di rito. Visitiamo poi la St. Mary’s
Cathedral, la nuova chiesa ideata da Pier Luigi
Nervi che fu portata a termine nel 1971. La
struttura di calcestruzzo che raggiunge
l’altezza di 60 m con il tetto a quattro sezioni
curvilinee, crea una navata vetrata che ispira
un senso di grandiosità e leggerezza.
Raggiungiamo poi Lafayette Park ed ammiriamo le
residenze vittoriane dell’elegante rione di
Pacific Heights. Proseguiamo la visita e godiamo
delle belle vedute sulla baia e sul centro della
città. Pranziamo in un ristorante del quartiere,
poi, dopo esserci soffermati ad ammirare auto
d’epoca, prendiamo un autobus che ci porta fino
ad Embarcadero. Entriamo nell’Embarcadero Center
che ospita sia punti di vendita che uffici, una
galleria di negozi occupa i primi tre livelli
delle torri che sono collegati da passaggi
pedonali coperti e da giardini pensili.
Percorriamo il Centro fino alla piazza Justin
Herman, ci sediamo, mentre i ragazzi esplorano i
passaggi intorno alla grande fontana. Abbiamo di
fronte a noi il Ferry Building che, prima della
costruzione dei ponti, era il punto di transito
di 100.000 persone al giorno che attraversavano
la Baia. Dopo aver gustato alcuni pretzel
offerti gratuitamente per reclamizzare un
locale, entriamo nel grandioso atrio dello Hyatt
Regency Hotel, alto 17 piani con giardini
pensili e una grande scultura a forma di globo.
Siamo saliti sugli scenografici ascensori di
vetro che salgono e scendono lungo una parete.
Torniamo in hotel e ceniamo nuovamente con una
buona grigliata di carne. Prepariamo i bagagli
stando attenti a distribuire bene il peso in
modo da rientrare nelle rigide norme
aereoportuali.
20 Luglio
San Francisco:
Lasciamo Pleasant Hill verso le 11,30 temendo di
trovare traffico sull’autostrada per
l’aeroporto. Attraversiamo la baia, la città di
San Francisco ed arriviamo in aeroporto.
Passiamo all’agenzia Alamo per restituire
l’auto. Al checkin dell’Air France abbiamo
qualche problema con le dimensioni dei bagagli,
che risolviamo con un po’ di difficoltà.
Partiamo in orario alle 16,20 seguendo la rotta
sul Canada, Groenlandia, Irlanda ed arriviamo a
Parigi alle 11,50 del giorno dopo. Partiti con
il sole, è arrivato rapidamente il crepuscolo
con i suoi colori, successivamente, verso Nord,
un livido chiarore all’orizzonte che permane a
lungo, poi prende colore e man mano dal violetto
passa al rosso, infine sorge il sole con uno
sfolgorio di luce. In pratica non abbiamo avuto
una vera e propria notte, ma dal crepuscolo
siamo passati ad una lunga alba.
21 Luglio
Roma: All’aeroporto
di Parigi grande corsa per prendere la
coincidenza per l’Italia, per fortuna la
partenza viene ritardata di circa un’ora e
questa volta, a differenza dell'andata, riescono
a caricare i bagagli. L’aereo, dell’Alitalia,
arriva a Roma alle 15,35.
Grazie ad Alfredo
per l'aiuto sul diario di bordo
POSTED:giovedì, 08 settembre 2011 15.45
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