VECCHI DIARI DI VIAGGIO - ESTATE 2006...

Cominciamo con questo post a raccontare i nostri viaggi passati rovistando tra i ricordi e l'infinità di stupidaggini che ci siamo riportati a casa. Il primo racconto che affrontiamo è quello del viaggio nell'estate 2006 che si è sviluppato attraverso l'ovest degli Stati Uniti.

 

PARTECIPANTI: 4 adulti e due bambini di 12 e 7 anni

MEZZO DI TRASPORTO: Van Toyota Sienna LE

PERIODO: Giugno-Luglio 2006

DURATA DEL VIAGGIO: 30 Giorni

KM PERCORSI: circa 6.000

 

STATI VISITATI

 

21 Giugno

Roma: Partenza alle ore 7:20 da Fiumicino (decollati in ritardo!) con volo Air France, coincidenza a Parigi (di corsa per prendere l’aereo), arrivo a Los Angeles alle 12:45. Ci hanno avvertiti che i bagagli non erano arrivati con il nostro aereo e che li avrebbero recapitati in albergo con nostro disappunto. Saliti sullo shuttle per l’autonoleggio Alamo e noleggiata una Toyota Sienna-Le.

Los Angeles: Siamo andati subito in hotel: Summerfield Suites a El Segundo. Abbiamo preso un appartamento composto da due camere, due bagni, sala e posto cottura. Cenato con un ottimo pollo arrosto. L’Hotel è ubicato in un quartiere con numerosi uffici, autorimesse a più piani, centri commerciali e ristoranti. L’arredo urbano è molto curato ci sono prati ed aiuole con una grande varietà di piante e fiori, con una prevalenza di agapantus azzurri.

22 Giugno

Los Angeles: Siamo andati a Ventura percorrendo l’autostrada 101. E’ una cittadina a Nord di Los Angeles con alcune case dell’800 e dei primi anni del 900. Abbiamo visitato la Missione San Buenaventura costruita alla fine del 700, una delle 21 missioni fondate dai frati francescani lungo El Camino Real, al fine di colonizzare i luoghi e convertire i nativi al Cristianesimo. Notevole la cassetta per l’elemosina: una grande cassaforte con in dotazione un bastone per mandare dentro il denaro. Abbiamo fatto sosta sul prato di fronte alla Missione, nel vicino museo dove abbiamo intravisto alcune attrezzature che venivano usate per l’estrazione del petrolio e per la costruzione della ferrovia (carro mensa). Nei pressi anche una mostra di vecchie attrezzature per Vigili del Fuoco. Picnic sul prato a base di hot dog e patatine fritte. Poi a Santa Barbara: fu fondata come presidio spagnolo; in seguito furono costruiti la missione ed il pueblo. Oggi è una bella e vivace cittadina con spiagge molto frequentate. Abbiamo fatto una passeggiata lungo State Street, Paseo Nuevo e strade limitrofe; siamo saliti poi fino a Santa Barbara Mission che è la missione che segue a Nord quella di San Buenaventura (questi insediamenti distavano circa 48 km l’uno dall’altro). Ritorniamo percorrendo la statale 1, sosta presso una base militare dove sono esposti aerei, razzi e missili. Abbiamo ammirato infine la costa di Malibu, il paradiso dei surfisti. Cena da Denny’s con pesce, riso e patate al cartoccio.

23 Giugno

Los Angeles: Visitiamo l’ Hollywood Memorial Park: il cimitero dei divi cinema. Tra le altre, viste le tombe di Tyrone Power, di Douglas Fairbanks, di Rodolfo Valentino, di William Clark. Il cimitero è ben curato, pieno di piante e di animali. Numerose le lapidi di persone di origine russa. Il cimitero sorge in un quartiere molto popolare. Farmers Market: l’antico mercato dei contadini si è trasformato in un luogo d’incontro, restano alcune bancarelle di frutta, verdura, e generi alimentari; numerosi i negozi ed i ristoranti. Abbiamo pranzato al Pampas Grill, con carne allo spiedo (picanha) riso e patate. Abbiamo percorso il Sunset Boulevard con i suoi ristoranti, alberghi e locali notturni. Sostato all’Hollywood Boulevard per percorrere il Walk of Fame con le stelle di bronzo incastonate nella pavimentazione con i nomi dei divi del cinema, della radio, della televisione, della musica. Visita al cortile del Chinese Theatre ricoperto di autografi e di impronte. Notato il rigore degli agenti sulla strada che, invitano a rimuovere l’auto in seconda fila, anche se è in attesa di parcheggiare. La temperatura è fresca.

24 Giugnio

Los Angeles: Ci siamo diretti verso Sud. Il traffico è intenso, ma essendo in 5 nell'auto, abbiamo utilizzato la corsia “car-pool", che ci ha permesso di muoverci abbastanza rapidamente. Abbiamo anche notato che sulle rampe delle autostrade è installato un semaforo per scaglionare l’accesso delle auto. Inoltre in questo viaggio utilizziamo il navigatore satellitare, che è stato molto utile soprattutto in una città con una rete autostradale urbana intricata come questa. Abbiamo effettuato una sosta nei pressi di S. Juan di Capistrano per far smaltire il traffico e passato il tempo visitando un vivaio di fiori. Sosta successiva a Oceanside, con un bel porto turistico (tanti scoiattoli tra i massi del molo) ed una lunga spiaggia dove abbiamo visto assai affollato il sito predisposto per le grigliate di carne e pesce. Abbiamo anche imboccato per errore la strada di accesso alla base militare Pendleton: all'ingresso siamo stati fermati da una marine abbastanza accigliata e, dopo che siamo riusciti a spiegare come avevamo fatto ad entrare nella base, ci hanno dato indicazioni per tornare indietro e siamo usciti tra le risate del posto di guardia. All’ingresso della base, numerose persone (probabilmente familiari) manifestavano a sostegno dei soldati in rientro dall'Iraq. Mission San Luis Rey: una delle più prospere delle missioni californiane, grazie alla collaborazione di numerosi indiani convertiti. Notato il cimitero ed un grande albero del pepe. La chiesa era addobbata per un matrimonio tra latino americani. Abbiamo assistito all’arrivo degli invitati e della sposa su una serie di splendide Chevrolet Impala multicolori. Tornati ad Oceanside abbiamo visto il traffico ancora intenso ed abbiamo ripreso la strada verso Nord. Percorsa l'autostrada 5 fino San Clemente, poi la strada costiera n.1. Abbiamo attraversato tutte le località costiere fino Sunset Beach. Presa l’autostrada n.405 per tornare in hotel.

25 Giugno

Los Angeles: Passeggiata nei dintorni del motel. Notate numerose persone che si riunivano in un ampio locale anonimo per onorare la domenica; forse qualche setta religiosa? Pranzo presso un elegante centro commerciale nei pressi del motel. La maggior parte dei ristoranti hanno un menù per i bambini e nell’attesa del cibo offrono giochini o fogli da disegnare. Nel pomeriggio passeggiata lungo la pista pedonale della spiaggia di Manhattan, poi a Hermosa Beach e Redondo Beach. Ovunque belle case con i giardini fioriti, lunghe piste ciclabili con numerosi ciclisti e pattinatori, campi di pallavolo molto frequentati. Distanziate in modo regolare le caratteristiche cabine sopraelevate per i bagnini, alcune con accanto lo splendido fuoristrada di soccorso.

26 Giugno

Los Angeles: Siamo andati verso la costa, dopo aver attraversato Marina del Rey e ci siamo fermati a Venice e passeggiato sul pontile. Un cormorano si è avvicinato più volte, forse prendendo anche noi per pescatori (sul pontile ne erano presenti molti). Surfisti cercavano di cavalcare le onde dell’oceano, alcuni di loro erano molto bravi. Poi siamo andati nel centro di Los Angeles con a ridosso il quartiere cinese e frequentato da numerosi homeless. Pranzo presso un elegante centro commerciale con filetto alla griglia, riso, insalata e una curiosa salsa dolciastra. Siamo poi andati a Downtown Disney dove abbiamo acquistato i biglietti di ingresso per l’indomani ed abbiamo visitato numerosi negozi con grande interesse dei bambini. Cena in camera con pasta al tonno e pollo fritto!

27 Giugno

Los Angeles: Ci siamo alzati di prima mattina per poter arrivare presto a Disneyland che dista circa 35 miglia dal nostro motel. Parcheggiamo in un immenso garage a più livelli; posto: Minnie 8H. Prendiamo il trenino fino all’ingresso. Ci dirigiamo verso Disneyland Park, depositiamo gli zaini, il pranzo e tutto quello che per il momento non ci serve nei ripostigli a pagamento e iniziamo la visita percorrendo la Main Street lanciandoci come bambini nelle attrazioni del parco. Dopo pranzo siamo passati al California Adventure Park dove abbiamo continuato la visita delle attrazioni di questo parco. Cena rapida da Mac Donald e poi siamo tornati nell’altro parco dove siamo saliti sul Disneyland Railroad ed infine abbiamo assistito ai fuochi artificiali.

28 Giugno

Las Vegas: Percorriamo l’autostrada n.15, fiancheggiata per un lungo tratto dalla ferrovia percorsa da treni lunghissimi. Superate le San Bernardino Mountains inizia il deserto Mojave che si estende fino al Nevada. Sostiamo in un centro commerciale nei pressi di Barstow e subito dopo facciamo una breve deviazione per dare uno sguardo al Mule Canyon vicino Calico. Nei pressi di Baker deviamo verso il Mojave National Reserve ma la temperatura ed il fondo stradale ci dissuadono di raggiungere la depressione del Soda Lake. Il nome della strada su cui siamo è da Guinnes dei primati: ZZYZX Road. Esploriamo con prudenza gli immediati dintorni e scopriamo una piccola croce posta da qualcuno in memoria del proprio padre morto in quel luogo desolato. Continuiamo verso Las Vegas avendo sulla destra l’arido deserto Mojave, punteggiato,in alcune zone, da radi Joshua tree e piante di yucca. Entriamo nel Nevada e subito si vedono le prime case da gioco. A Las Vegas prendiamo alloggio all’Hotel Tropicana e Casino (pessima scelta), un grande complesso composto da due torri e vari corpi bassi; come gli altri comprende varie sale adibite al gioco d’azzardo. Scegliamo le nostre stanze al piano terra di uno dei corpi bassi, in modo da poter movimentare meglio i bagagli e per non dover attraversare le sale da gioco per accedere alle camere, anche tenendo conto che abbiamo due ragazzi con noi. Usciamo verso le ore 18 (il Nevada ha la stessa ora della California), fa caldo, la temperatura e di 40° e l’asfalto è bollente. Ci rifugiamo all’Outdoor World, un bellissimo magazzino specializzato nello sport. E’ molto grande, con cascate d’acqua, grandi acquari pieni di pesci (è da rammentare che lo sport più diffuso in America è la pesca), animali impagliati tipici degli Usa, con le relative orme impresse sul pavimento. Impressionante il gran numero di armi da fuoco esposte; numerosissime anche le mimetiche di ogni tipo. Cena in pizzeria. Las Vegas di notte è unica. Gli edifici dello Strip e anche i grandi alberghi nelle sue vicinanze sono pieni di luminarie, le vie sono affollate, le sale da gioco in piena attività, numerosi gli spettacoli anche all’esterno degli edifici.

29 Giugno

Las Vegas: Verso le 12 ci avviamo sullo Strip, La temperatura è di 43° e dall’asfalto sale un calore infernale. Portiamo sempre acqua con noi, ma il refrigerio migliore è l’aria condizionata dei negozi ed i getti d’acqua vaporizzata che alcuni locali indirizzano verso i passanti. Ci ritroviamo da Aladdin e pranziamo da Todai, un ristorante giapponese famoso per il sushi. Abbiamo gustato tantissimi tipi di pesce crudo e cotto, ottime anche le zuppe. Abbiamo poi fatto una passeggiata al centro commerciale di Aladdin, tutto in stile orientale con il soffitto dipinto ad imitazione del cielo. Ad una determinata ora il cielo si oscura, appaiono lampi e rumoreggiano tuoni, poi cadono gocce di pioggia. Una rappresentazione che termina con il ritorno della luce del sole. Torniamo in hotel perché è troppo caldo per andare in giro. Usciamo verso sera ed andiamo subito a Treasure Island per assistere allo spettacolo che tutte le sere si inscena nella sua laguna: una realistica battaglia tra una nave di pirati ed una di donne. La nave pirata è affondata dalle cannonate, gli uomini si salvano a nuoto e abbordano la nave delle donne, con le quali dopo la battaglia "fraternizzano". Torniamo a piedi lungo lo strip illuminato dalle splendenti insegne al neon. Ecco l’elegante Venetian che ricrea la città di Venezia con le copie del Palazzo del Doge, del Campanile e della Cà d’Oro, con le gondole che passano sotto il ponte di Rialto, mentre i riflettori illuminano i monumenti con la proiezione delle maschere di Phantom of the Opera. Siamo entrati nell’hotel per passeggiare nell’elegante Grand Canal Shoppes, dove l’illusione veneziana continua con negozi e ristoranti di alta qualità situati tra vicoli e ponti sotto un cielo azzurro dipinto, copie di importanti quadri veneziani si trovano all’ingresso. Dal portico abbiamo visto il vulcano del Mirage eruttare fuoco e fumo. Siamo poi entrati nel Caesars Palace con le sue numerose copie di statue romane e colonne greche. Poi il lussuoso Bellagio con la sua fontana che zampilla a suon di musica. Di fronte il Paris che riproduce gli edifici più importanti di Parigi. Subito dopo l’Aladdin, poi l’elegante Monte Carlo ed il New York con la riproduzione della Statua della Libertà e degli edifici più famosi di Manhattan, con intorno le velocissime montagne russe. Intorno al Tropicana ci sono: l’MGM con le facciate verde smeraldo e l’Excalibur che con le sue torri colorate rappresenta il mondo medievale di re Artù. Vicina la piramide del Luxor con il suo potente fascio di luce proiettato verso il cielo.

30 Giugno

Las Vegas: lasciamo la città e percorriamo l’autostrada n°15 verso Est. Ci fermiamo a Mesquite, l’ultimo centro abitato del Nevada su questa strada, o meglio, il primo per chi viene da Est. La città sfrutta questa sua prerogativa offrendo le prime case da gioco del Nevada. La presenza di acqua in questa zona desertica, oggi ci sono 40°, ha reso possibile la costruzione di una cittadina bella e piena di verde, con numerosi campi da golf. Anche questa volta, come nel 2004, abbiamo pranzato in un locale nei pressi di un verde cimitero. Ripartiamo e percorriamo la lunga gola che segue il corso del Virgin River nel tratto stradale che attraversa l’Arizona.

Utah: Entriamo nello Stato dello Utah e ci fermiamo al Centro visitatori. Proseguiamo sulla 15 fino all’uscita 40, qui deviamo a destra per vistare il Kolob Canyons, la propaggine Nord dello Zion Canyon. Ci fermiamo al visitor Center ed acquistiamo la tessera valida per la visita dei Parchi Nazionali. Saliamo lungo la tortuosa strada tra rosse pareti di roccia e basse conifere, il paesaggio è molto bello e ci accompagna fino al Viewpoint. Da qui dominiamo la valle principale e le secondarie incuneate tra grossi monoliti di roccia rossa. Siamo sempre sul belvedere la nostra attenzione va su un serpente che è sbucato dalle rocce a circa 1,5 m da noi. E’ un serpente a sonagli! Si dirige lentamente verso i cespugli e così abbiamo modo di fotografarlo e di notare le placche ossee della coda. Ci fermiamo ancora un po’ e facciamo un breve giro percorrendo, con precauzione, un sentiero tra i cespugli. Scendiamo e riprendiamo l’autostrada fino Cedar City, poi deviamo sulla statale 14. Saliamo di quota ed il paesaggio diventa di tipo alpino con prati verdi e boschi di conifere, che diventano più estesi quando entriamo nella Dixie National Forest; deviamo sulla 148 e dopo qualche miglio arriviamo al Point Supreme del Cedar Breaks N.M. E’ una versione in miniatura del Bryce Canyon, ma offre una completa e spettacolare gamma di pareti frastagliate e di pinnacoli in roccia arenaria dai vivaci colori, rosa e arancione, coronati da una foresta verde intenso. Nelle forre più in alto si notano alcuni piccoli nevai. Ma che freddo! Tutti abbiamo indossato un golf uscendo dall’auto ma non ci siamo resi conto che eravamo saliti a 3135m! La temperatura non è eccessivamente bassa, quello che ci ha sorpreso è l’escursione termica, da 40° siamo passati in breve tempo a 13° con una differenza di -27 gradi e con il vento che contribuisce ad accentuare il senso di freddo. Lasciato Cedar Breaks prendiamo la statale 143 che scende di quota ma rimane sempre su un altopiano di 2000m di altitudine. Attraversiamo paesaggi di prati e di boschi di abeti e betulle con molti alberi secchi. Incontriamo anche alcune spoglie collinette di grosse pietre nere di origine vulcanica. Costeggiamo il Panguitch Lake e dopo poco arriviamo nella cittadina di Panguitch. Prendiamo possesso delle nostre camere nel Motel Best Western, poi andiamo a fare rifornimento di acqua e generi alimentari presso un piccolo supermercato. Ceniamo da “Nonna Pina”; la ragazza che ci serviva non ha potuto portarci a tavola la birra perchè minorenne e ha dovuto chiamare una cameriera più anziana.

1 Luglio

Panguitch: - Il locale per fare colazione è piccolissimo ed affollato, dobbiamo prendere qualcosa di caldo e qualche dolcetto per poi consumarlo in camera. Da Panguitch prendiamo la strada n°89, poi la famosa statale 12 che gli americani definiscono “Scenic Byway, Utah’s first all-american road”. Dopo qualche miglio entriamo nuovamente nella Dixie National Forest, attraversiamo lo scenografico Red Canyon e raggiungiamo il Bryce Canyon. Una serie di profondi anfiteatri naturali e formazioni rocciose dette hoodoo, costituiscono il tratto distintivo del Bryce Canyon N.P. Il parco raggiunge un’altezza di 2400-2700 m ed è sul più alto “gradino” del Grand Staircase, che deve il suo nome alle quattro scalinate di pareti rocciose: Vermiglia, Grigia, Bianca e Rosa, che sorgono attraverso l’Altopiano del Colorado. Iniziamo la visita dai punti più lontani Rainbow e Yovimpa Points dove le rocce emergono dal verde dei boschi e lo sguardo può spaziare lontanissimo sull’Utah meridionale e sulle Navajo Mountain, poi passiamo al Black Birck Canyon e al Ponderosa Canyon dove corvi e scoiattoli si avvicinano in cerca di cibo. Sostiamo più a lungo ad Agua Canyon dove il processo di erosione è più evidente e spettacolare; qui si nota come a causa della pioggia e del vento, le pinne di arenaria si assottigliano prima in colonne, poi nelle strane forme degli hoodoo, in un processo in continua evoluzione. A Natural Bridge abbiamo visto l’ampio arco formato dalle forze naturali, oltre il quale si può scorgere la verde vallata sottostante. Proseguiamo per Swamp Canyon, lungo il percorso vediamo il terreno imbiancato da una forte grandinata; dopo Swamp, numerosi cervi pascolano tranquillamente sui prati. Arriviamo nella parte centrale del parco che si affaccia con i suoi punti panoramici su un grandioso anfiteatro di falesie e di bellissimi pinnacoli colorati dominati dal sottile “The Sentinel”. Ci fermiamo ad Inspiration Point e poi, più a lungo, al Sunset Point dove percorriamo un tratto del Navajo Loop Trail. Si è fortemente invogliati a scendere tra le falesie, ma la prudenza ci rammenta che siamo a 2500 m di altitudine e risalire diventa poi molto faticoso. Facciamo un ampio giro per il pianoro boscoso e notiamo i bellissimi uccelli azzurri Jay, gli scoiattoli e gli onnipresenti corvi neri. L’ultima sosta a Fairyland Point per un ultimo sguardo al magnifico anfiteatro. Riprendiamo la statale 12 e dopo aver superato alcune fattorie con bisonti al pascolo, entriamo nuovamente nel Red Canyon, percorso da una nuova pista ciclabile che corre parallela alla strada. Il paesaggio varia continuamente, sul terreno ondulato di colore rosso sorgono a tratti formazioni rocciose spesso sottili come colonne, a volte stratificate a lastre arrotondate, il colore predominante è il rosso ma non mancano rocce rosa e bianche, fa da cornice il verde degli alberi. Ci fermiamo al Visitor Center e facciamo una passeggiata tra rocce e conifere. Andiamo a cena nei pressi di Hatch in un locale western, mangiamo una grossa bistecca di bisonte con purea, insalata e mais.

2 Luglio

Panguitch: è un paese di mormoni, come la maggioranza nell’Utah, c’è la sola chiesa dei Santi dell’Ultimo Giorno e oggi, Domenica, il paese sembra deserto. Ci avviamo verso il Grand Staircase con la statale 12 che, anche dopo il bivio per il Bryce, continua ad offrirci panorami bellissimi. Entriamo nel Grand Staircase-Escalante N.M. e ci fermiamo a Mossy Cave, notevole per le formazioni rocciose di colore rosso. Arriviamo a Cannonville, una graziosa cittadina che abbiamo già visitato nel 2004 provenienti da Page, qui prendiamo la rotabile 400 fino al Kodachrome Basin State Park celebre per i numerosi comignoli di roccia formatisi milioni di anni fa come sfiatatoi di geyser. Dopo aver pagato l’ingresso (il Kodachrome è un parco statale e la nostra tessera è valida solo per i parchi nazionali), ci avviamo verso il settore destro. Parcheggiamo l’auto e ci avviamo verso il Shakespeare Arch su un sentiero nel deserto cosparso di bassi cespugli. Raggiunto l’arco decidiamo di proseguire sul Sentinel Trail per tornare al parcheggio attraverso l’altura che ci sovrasta. Raggiungiamo il punto più elevato del percorso da cui si gode un vasto panorama verso lo Staircase, Il sentiero prosegue in quota ed a tratti si rivela piuttosto difficoltoso. Le nuvole si aprono, torna a splendere il sole e la temperatura sale di colpo. Abbiamo poca acqua e il sentiero, poco battuto, si biforca più volte senza più indicazioni. La situazione comincia a preoccuparci, conosciamo la direzione verso cui procedere, ma siamo ancora in alto, troveremo la strada giusta per scendere? Proseguiamo e dopo un po’ vediamo in basso la strada che conduce al parcheggio. Il sentiero comincia a scendere e questo ci rincuora e torniamo a prestare attenzione a ciò che ci circonda ed ai conigli dalla coda nera (Blacktailed Jackrabbit) che con le loro lunghe orecchie ogni tanto vediamo spuntare dai radi cespugli. Arriviamo al parcheggio dove abbiamo un bel rifornimento di acqua in ghiaccio, con la quale ci rinfreschiamo il viso prima ancora di bere. Consultiamo nuovamente le carte per controllare il sentiero: abbiamo percorso poco più di 1,5 miglia, che sono poche nella normalità, ma che sono risultate troppe per alcuni di noi, per le dure condizioni ambientali. Percorriamo il parco in auto per vedere i “comignoli” e poi ci fermiamo nell’area di sosta centrale. Il cielo si è rannuvolato e così non abbiamo bisogno di ombra per pranzare. Facciamo poi una breve escursione nei dintorni e notiamo i soliti scoiattoli, qualche coniglio dalle lunghe orecchie e numerose pernici “chukar”, alcune delle quali con i loro pulcini. Torniamo presto a Panguitch e ci organizziamo per la cena. La maggior parte dei locali sono chiusi, e l’unico negozio-tavola calda aperto è affollato di escursionisti in cerca di cibo. Troviamo poco e ripieghiamo sullo scatolame, oltretutto in questo negozio è stato difficoltoso anche farci capire.

3 Luglio

Panguitch: Lasciamo la città e prendiamo la U.S.Route 89 verso Sud, la strada è panoramica e scende dolcemente tra praterie e boschi. A Carmel deviamo sulla statale n°9, dopo qualche miglio entriamo nello Zion National Park. Ora la strada scende rapidamente, da quota 1750 a 1200, con numerose curve e tornanti, spesso in galleria. Ci fermiamo presso il Visitor Center e parcheggiamo con qualche difficoltà, a causa del notevole numero di visitatori. Prendiamo l’autobus navetta per la visita e percorriamo tutta la Zion Canyon Scenic Drive, tra incombenti ed alte pareti di roccia, e scendiamo alla fermata più lontana, Temple of Sinawava. Da qui facciamo una lunga passeggiata lungo il profondo canyon, mangiamo i nostri panini sulle rive del Virgin River, guardiamo i numerosi scoiattoli che, incuranti della presenza umana, rosicchiano tutto ciò che trovano sul sentiero. Torniamo al capolinea e riprendiamo lo shuttle per il ritorno. Questa volta guardiamo il lato opposto del Canyon e riusciamo ad ammirare meglio le imponenti pareti rocciose. Lasciamo lo Zion riprendendo la statale 9, ci innestiamo sull’autostrada n°15 ed arriviamo a St.George. Prendiamo alloggio al Best Western Travel Inn al centro della bella cittadina, distesa su un declivio limitato da un’alta parete di roccia rosso vermiglio e dominata dalla guglia dorata del primo tempio mormone dello Utah. Ceniamo al Golden Corral che risulterà il migliore ristorante del viaggio, considerato il rapporto qualità-prezzo. Si paga una quota fissa pro capite e si può mangiare a volontà scegliendo tra numerosi piatti di ogni tipo, americani e messicani, la specialità del locale sono le ottime bistecche alla piastra.

4 Luglio

St. George: – Oggi, quattro luglio, è il giorno dell’indipendenza e festa nazionale. In paese non si nota molto movimento e non sono previste parate, forse perché i mormoni hanno un patriottismo meno accentuato. Passiamo la mattinata in alcuni centri commerciali, ma torniamo a casa in fretta per vedere la semifinale tra Italia e Germania in TV. E’ la prima partita, dopo la partenza dall’Italia che vediamo in diretta, delle altre abbiamo visto soltanto le sintesi nei programmi sportivi della sera e di qualcuna abbiamo ascoltato la radiocronaca in spagnolo. Passiamo il pomeriggio in piscina, poi usciamo e torniamo al Golden Corral per la cena. Paghiamo meno di ieri, perché altre lo sconto per i ragazzi e per gli anziani c’è anche lo sconto per il 4 luglio! Tra i clienti notiamo una coppia di anziani con indosso antichi vestiti western, lui con stivali e cappellone, lei con stivaletti e vestito ampio con bei merletti. Ci avviamo verso il parco cittadino che troviamo pieno di famiglie riunite a gruppi più o meno numerosi seduti o sdraiati sull’erba, con accanto i barbecue su cui hanno arrostito il cibo. Ci sediamo sulle gradinate del vicino stadio, che è affollato anche sul prato, per ascoltare dal vivo della buona musica country. Alle 10 di sera i fuochi artificiali vengono sparati da due luoghi diversi.

5 Luglio

Death Valley: Ripercorriamo a ritroso l’autostrada n°15; nel breve tratto che la strada scorre nel territorio dell’Arizona attraversiamo la catena di rilievi lungo la gola del Virgin, caratterizzata da alti strapiombi ed entriamo nuovamente nel Nevada a Mesquite. Sostiamo nella periferia di Las Vegas presso un centro commerciale ove comperiamo alcuni capi di abbigliamento ad ottimi prezzi. Negli USA girando nei supermercati, nei casinò, nei musei, negli aeroporti e per le strade si incrociano più persone in carrozzella che in Italia, molte sono inabili altre semplicemente troppo in sovrappeso, questo non perché qui siano più numerose ma semplicemente perché hanno la possibilità di andare in giro, grazie alla presenza di scivoli, corridoi larghi nei mercati, bagni e strade agibili senza ostacoli di paletti o gradini. Ci dirigiamo verso Nord con la statale n°95. La zona è desertica con qualche cactus Joshua, Yucca e bassi cespugli. Abbiamo aumentato la dotazione di contenitori di ghiaccio per mantenere l’acqua ed il cibo al fresco. Attraversiamo una delle riserve degli indiani Paiute, ci fermiamo a Indian Springs e siamo fortunati a trovare una tettoia dismessa dove parcheggiare all’ombra e pranzare. Siamo nei pressi dell’ingresso della base militare Area 51, famosa per la presunta presenza di alieni, tenuta segreta a tutti dalle autorità. Più avanti i cartelli stradali ammoniscono di non sostare e di non dare passaggi ad alcuno: lontano alle pendici delle colline desertiche si intravede uno dei famigerati penitenziari di massima sicurezza. Sostiamo a Beatty presso la gelateria che già conoscemmo nel 2004. Lasciata Beatty dopo poche miglia entriamo nella Death Valley, la vista è magnifica ed il rettifilo che percorriamo sembra perdersi contro i rilievi lontani di Amargosa Range. Arriviamo a Stovepipe Wells verso le 17, la temperatura è di 47° e l’aria è bollente. Questa volta le camere che ci assegnano sono con vista verso le dune; appena sistemati i bagagli si va tutti in piscina. Abbiamo cenato in camera e, mancando il microonde, abbiamo scaldato il cibo con il semplice calore del sole. Una luna molto luminosa ha attenuato la visione della volta stellata. Anche di notte il vento, che si è alzato al tramonto, è caldissimo e secco.

6 Luglio

Death Valley: La parte settentrionale del Deserto Mojave, è la depressione che raggiunge il punto più basso delle Americhe e d’estate registra la più alta temperatura media sul pianeta. Da entrambi i lati la vallata è chiusa da catene di montagne accidentate. Ci siamo alzati alle 5 del mattino per vedere l’alba e per andare a Badwater (abbiamo già 34°). Facciamo una breve passeggiata nel Badwater Basin; qui siamo a 86 metri sotto il livello del mare e, venendo più tardi, avremmo subito una temperatura troppo elevata. Ci siamo fermati al Devils Golf Course, una distesa di aggregazioni saline che si estende a perdita d’occhio. Si formano in continuazione nuovi cristalli, riconoscibili dal colorito più candido. Ci fermiamo poi al Golden Canyon. Gli indiani usavano l’argilla rossa del Canyon per tingersi il viso. Nei pressi c’è la riserva degli Shoshone. Al ritorno vediamo un coyote e ci fermiamo per fotografarlo, ci guarda per un attimo con aria truce poi continua per la sua strada. A Stovepipe, comperiamo il latte e facciamo colazione. La temperatura è salita a 38°. Mettiamo ghiaccio in tutti i contenitori disponibili per tenere fresca l’acqua, prepariamo il contenitore frigo con il cibo e ci avviamo per una nuova escursione. Da quando abbiamo lasciato Los Angeles abbiamo attraversato per lo più zone aride e desertiche; è stata nostra cura pertanto avere con noi sempre acqua abbondante. La raccomandazione ricorrente, che si trova sugli opuscoli e nei Visitor Center, è di bere spesso anche in assenza di sete; la temperatura elevata e l’aria calda e secca fa traspirare la pelle con apparente assenza di sudore, che evapora appena uscito dai pori. Poco dopo siamo ad Harmony Borax Works, le rovine dello stabilimento di depurazione del borace che qui veniva caricato su grandi carri trainati da gruppi di 20 muli per 265 km (5 giorni di viaggio) fino a Mojave Station. Furnace Creek, l’oasi più importante della Death Valley, con ristorante, albergo e molto verde, c’è anche il campo di golf più basso del mondo: 65 m sotto il livello del mare, circondato da palme secolari. Al Visitor Center abbiamo visitato il piccolo museo ed assistito alla proiezione di un filmato sulla storia naturale ed umana della Valle. Il nostro piccolo esploratore si è candidato come aspirante Junior Ranger. Dopo aver osservato con attenzione i reperti del museo ha dovuto riempire un questionario, aiutato naturalmente per la traduzione in inglese. Ha fatto poi solenne promessa di difendere la natura (in uno splendido inglese per un bambino di 6 anni) ed ha ricevuto l’attestato ed il distintivo. Siamo poi andati a Beatty dove abbiamo pranzato presso un ristorante messicano e fatto rifornimento di acqua, 18 litri! Qui la temperatura è di 38°. Sulla strada un ragazzo offre in vendita limonata fatta in casa ai passanti. Tornati in Motel per l'agognato riposo, la temperatura è di 47° e c’è un leggero vento bollente. Sia all’andata che al ritorno da Beatty siamo transitati per il Daylight Pass a 1316 m slm per scendere poi a Stovepipe che è a livello del mare. Non ci si rende conto di questa notevole differenza di altezza perchè si è sempre circondati da deserto; è la temperatura la spia della differenza altimetrica. Verso le 18,30 ci siamo avviati verso Zabriskie Point, dove siamo rimasti fino al tramonto per ammirare i giochi di luce sulle aride e variopinte rughe collinari. Qui negli anni ’60 fu girato l’omonimo film diretto da Antonioni; ma tutto il paesaggio desertico del Southwest è noto al mondo intero attraverso gli innumerevoli film qui ambientati. La Monument Valley è celebre per aver fatto da sfondo ai western di John Ford, mentre la bellezza dei paesaggi dello Utah meridionale compare in numerosi altri film. Nel 2004 al Centro Visitatori di Kanab vedemmo esposte numerosissime locandine di pellicole girate nella zona. Alcuni set per western modellati come antiche città, sono diventati permanenti perché continuano a fare da sfondo a film o a serie televisive. Alcuni offrono anche spettacoli in costume, come scontri a fuoco e corse di diligenze.

7 Luglio

StovePipe Wells: Prima di partire, verso le 6 siamo andati a vedere l’alba alle Sand Dunes, plasmate dal vento nella classica configurazione a mezzaluna e puntinate nelle zone periferiche da arbusti desertici. Prendiamo la 190 che percorre la Death Valley verso Ovest, facciamo una breve sosta al Father Crowley Point per dare un ultimo sguardo alla valle. Qui è ubicato uno dei serbatoi d’acqua per il rifornimento dei radiatori delle auto; è l’ultimo su questa strada. Proseguiamo fino alla strada 395 che prendiamo dopo aver costeggiato l’alveo del lago prosciugato Owens, che, con la sua desolazione, fa contrasto con le cime ancora in parte innevate della incombente Sierra Nevada. Ci fermiamo ad Olancha per fare benzina. Ci appare una bella cow-girl con vestito western, stivaletti e speroni a rotella. La sua aria di dura ci ha sconsigliato di fotografarla. Proseguiamo verso Sud costeggiando inizialmente il piccolo lago Haiwee Res e, dopo aver effettuato una sosta presso un’area attrezzata, incrociamo una strada che si inoltra nella Sierra. Sostiamo per consultare la mappa esposta. Trattasi della J41 Kennedy Meadows, che si raccorda con le strade forestali del Sequoia National Forest ed attraversa la Sierra più a Nord delle strade da noi programmate (la Sierra Nevada nella parte centrale non ha valichi stradali). Decidiamo di prenderla e sarà un grosso errore. La strada inizia subito ad inerpicarsi tra gole e ripidi pendii. La vegetazione risente della esposizione; quella rivolta a Sud è costituita da gruppi più o meno folti di Joshua Tree, nelle parti più riparate dal sole da conifere e altri alberi. La strada continua ripida e tortuosa fino a quota elevata poi, superato lo Sherman Pass ed entrati nella Sequoia National Forest, si addolcisce tra brevi altopiani e frequenti saliscendi per superare le piccole valli. La vegetazione costituita per lo più da conifere, è stata devastata da incendi. Ci fermiamo all’ombra per pranzare, la temperatura è fresca e l’ambiente gradevole. Constatiamo che, a causa della forte pendenza e tortuosità del percorso, abbiamo consumato molto carburante e che siamo ancora in piena montagna. Ci preoccupa il fatto di non aver incontrato centri abitati e nessuna pompa di benzina. Sarà così anche in seguito ? Ci innestiamo sulla strada n°99 ed arriviamo nel villaggio di Johnsondale. E’ composto da case di villeggiatura e sembra disabitato. Vediamo un Ranger e gli chiediamo se ci sono pompe di benzina nelle vicinanze. La risposta è no; è necessario scendere a valle. Dopo il villaggio la strada diventa n°M50 e prosegue in quota. Presso il bivio con la 102 ci accostiamo alla macchina di uno sceriffo e gli accenniamo il nostro problema. Ci fa segno di seguirlo fino ad un’area di sosta. Qui apre una mappa e ci dà le indicazioni richieste: per raggiungere la pompa più vicina dobbiamo andare verso Nord attraverso la zona montana; oppure proseguire verso Ovest fino a Ducor nella vallata. Mentre è intento a dare le indicazioni ho modo di osservare il suo cinturone che sostiene una decina di aggeggi! Optiamo per la strada verso valle, nella speranza che il minor consumo di benzina in discesa ci aiuti a raggiungere la città. Da un lato abbiamo il sentiero 23550, dall’altro il 23564 percorso in quel momento da due ragazzi in mountain bike, un luogo verde e bello. Proseguiamo la discesa ripida e con molti tornanti ed arriviamo ad Hot Springs, anche questa una località di villeggiatura. Facciamo un ennesimo controllo sul computer di bordo dell’auto per verificare l’autonomia residua. Con il carburante rimasto non arriveremo mai a Ducor. Che fare? Poco più avanti vediamo un complesso dei Servizi Forestali, ci fermiamo. L’ufficio dei Ranger è già chiuso; vediamo più avanti un altro edificio, questo presidiato. Sono Vigili del Fuoco. Esponiamo loro il nostro problema. Per prima cosa si interessano del bambino che vedono stanco; gli toccano la fronte per vedere se ha temperatura, chiedono con insistenza se ha bevuto e se abbiamo sufficiente riserva d’acqua. Rassicurati su questo campo ci concedono tre galloni di benzina; non li dobbiamo neppure pagare perchè il nostro è un caso di emergenza: Dio benedica i Vigili del Fuoco di ogni paese del mondo! Arriviamo finalmente a Ducor e facciamo rifornimento; proseguiamo e percorse circa 30 miglia arriviamo a Tulare. Prendiamo possesso delle nostre camere presso il Motel Best Western Town e Country, andiamo a fare la spesa e poi mangiamo in camera.

8 Luglio

Tulare: - Lasciamo Tulare diretti verso la Sierra Nevada. Sulla strada si vedono gruppi di ragazzi che offrono di lavare l’auto per guadagnare qualche dollaro. Alcune abitazioni espongono nel giardino mobili usati e cianfrusaglie in vendita. Costeggiamo il Lago Kaweah che ospita numerose case galleggianti collegate l’una all’altra, quasi a formare un villaggio. Poco più avanti il paese Three Rivers con belle e caratteristiche case di ogni foggia. Entriamo nel Sequoia National Park; la prima sosta presso il Tunnel Rock, un grande masso sotto il quale transitava la vecchia strada; si prosegue poi con una ripida salita con numerosi tornanti, avendo sulla destra il Moro Rock incombente. Dai 500 metri dell’ingresso si sale fino ai 2000 metri della Giant Forest. Ogni tanto facciamo una breve sosta per ammirare l’imponente vegetazione di conifere. Gli alberi più numerosi sono i Coast Redwood (sequoia a legno rosso), è la sequoia più alta, raggiunge i 112 m e può vivere fini a 2000 anni, ha un profilo sottile come gli abeti; la Giant Sequoia (sequoia gigante) è la più imponente, ha un tronco simile ad una colonna, enormi rami robusti e corteccia morbida, fibrosa, color cannella; l’altezza raggiunge i 95 m e può vivere fino a 3200 anni. Un altro albero che si fa notare è il Sugar Pine che produce pigne enormi, ne abbiamo trovate alcune di 40 cm di lunghezza. Parcheggiamo e percorriamo i sentieri dello Sherman Trees Trail per una passeggiata nel bosco. E’ emozionante immergersi tra l’immensità e la magnificenza degli alberi e le loro proporzioni risultano forse ancora più incredibili quando giacciono caduti a terra. I raggi del Sole, che a fatica penetrano, creano giochi di luce esaltando il colore dorato delle Sequoie giganti ed il verde tenero dei licheni, che crescono come una barba sulla parte umida del tronco delle Redwood. Abbiamo ammirato la sequoia General Sherman, la pianta più grande della Terra: 84 m di altezza,11 m di tronco alla base, un’età tra i 2300 e 2100 anni ed il suo ramo più grande raggiunge quasi due metri di diametro. Un suo ramo caduto sul sentiero e spezzato in più parti dava testimonianza dell’imponenza di questi alberi. Abbiamo pranzato in un’area attrezzata a Picnic. Numerosi cartelli segnalavano il pericolo rappresentato degli orsi neri, che sono attirati dagli alimenti consumati dall’uomo. Abbiamo visitato poi il Visitor Center ed il Museo. Un Ranger (con la mamma ligure di cognome Bacigalupo) ha illustrato il parco e le caratteristiche degli alberi che lo compongono. Ha parlato dell’inquinamento che minaccia il parco a causa dell’aria che sale dalla pianura, intrappolata tra le due catene di montagne; di conseguenza viene sconsigliata l’attività sportiva nel parco ai bambini ed agli anziani dalle 15 alle 18. Gli incendi sono una grave calamità per i boschi, tuttavia il fuoco per le sequoia, che hanno una forte resistenza al fuoco, può essere benefico, tanto che i forestali creano incendi controllati. Il fuoco, che fa seccare ed aprire le pigne, è uno dei principali agenti di dispersione dei semi; inoltre distrugge i rami accumulati al suolo le cui ceneri creano un fertile terreno e facilitano la sopravvivenza delle giovani sequoie. Questo spiega le bruciature che abbiamo notato alla base di molte sequoie giganti. Come molti, anche noi siamo passati con l’auto nel “tunnel” scavato in una sequoia caduta sulla strada, al Tunnel Log. Ci siamo avviati sulla strada del ritorno affrontando la ripida e lunga discesa. Breve sosta sul lago Kaweah e poi cena in un ristorante a Tulare a base di petto di pollo e costolette (ottima!).

9 Luglio

Tulare: - Alle 9,30 Messa alla chiesa S.Rita, poi alle 11 tutti davanti al televisore per la finale Italia-Francia. Siamo usciti per il pranzo e poi tutto il pomeriggio in giro per negozi.

10 Luglio

Tulare: Partiamo da verso nord. A Hanford deviamo sulla strada 198, che attraversa immensi campi coltivati (numerosi a pomodoro e frutteti). Attraversiamo l’autostrada n°5 ed il paesaggio cambia gradualmente. Lasciata alle spalle la pianura entriamo in una zona collinare con vaste praterie, che per la stagione calda si presentano ormai gialle ed aride. In alcune zone la presenza delle nere pompe di estrazione del petrolio rende il paesaggio un po’ spettrale. Attraversiamo Coalinga, un lindo paesino agricolo. Notiamo ancora una volta il rigoroso rispetto delle norme stradali: agli incroci dove tutte le strade che vi accedono hanno lo stop, ha la precedenza chi è arrivato per primo alla linea di stop. Altra particolarità le cassette per la posta posizionate in gruppi agli incroci che indicano la presenza di abitazioni a noi invisibili. Prendiamo la statale 25, le colline si fanno più elevate ma aumenta la presenza del verde e delle piccole fattorie ai lati della strada con caratteristiche cassette postali a forma di trattori, di case, di fiori. Piccole mandrie di bovini, di cavalli, di bisonti pascolano allo stato brado, mentre la corsa saltellante di numerosi scoiattoli lungo la strada, rendono prudente la guida dell’auto. Deviamo brevemente per Pinnacles N.M., un piccolo parco con formazioni rocciose di origine vulcanica. La presenza ravvicinata di numerosi animali rende il luogo molto interessante: abbiamo avuto la compagnia di numerosi uccelli azzurri Stellar’s Jay e di scoiattoli che, abituati alla presenza umana, cercavano di approfittare della nostra disattenzione, anche voluta, per rubarci il cibo. Il picchiettio dei tanti picchi con cresta rossa (Acorn Woodpeckers) ci ha fatto compagnia durante tutta la nostra sosta. Abbiamo notato alcuni alberi letteralmente coperti di buchi. Un luogo piacevole nonostante il caldo. Riprendiamo la statale 25, poi la 156 e ci fermiamo a San Juan Bautista, Una graziosa cittadina che conserva ancora il carattere rurale del passato. La Missione era la più grande costruita all’epoca della colonizzazione spagnola. Alfred Hitchcock utilizzò la facciata della chiesa per la scena finale del film “La donna che visse due volte - Vertigo”. A lato della chiesa si estende un cimitero affiancato da un sentiero che traccia lo storico El Camino Real. Questo itinerario di 1050 km collegava le 21 missioni della catena, tutte ad un giorno di viaggio l’una dell’altra. Proseguiamo verso Monterey, la temperatura si è rinfrescata fino a 15-16 gradi; in prossimità della cittadina la strada costeggia l’oceano separata da questo da alte dune di sabbia. Arriviamo a Monterey, abbiamo freddo e c’e nebbia alta. L’hotel Days Inn è abbastanza in centro; le camere questa volta non sono contigue ma ubicate in due diversi complessi. Usciamo per una passeggiata e raggiungiamo il Fisherman’s Warf; non troviamo molta gente in strada, forse per l’ora e per il freddo. Ceniamo in una pizzeria con proprietario Turco-Rumeno; pizza buona ma cara.

11 Luglio

Monterey: Usciamo per una passeggiata in centro lungo “Il cammino della storia”, indicato in tutte le lingue da piastre in ottone sul marciapiede. Iniziamo dal Presidio e relativa Royal Chapel, l’edificio più antico, del 1794. Proseguiamo su belle strade e tra edifici caratteristici di questa città: in legno con porticato e spesso con terrazzo lungo tutto il fronte stradale. L’ambiente è bello ed elegante, le aiuole sono piene di fiori e oche cinerine starnazzano in alcune di esse. Bellissimi i piccoli giardini intorno alla piazza dedicata a Portolà, che sono curati amorevolmente da nonnine, che, indossato un grembiulone sui vestiti ed armatisi di piccoli attrezzi, puliscono e sistemano i giardini. Una di esse si è avvicinata e, saputo che eravamo italiani, si è congratulata per il titolo mondiale. Ci ha detto che a Monterey ci sono molti discendenti di nostri connazionali e ci ha indicato alcuni campi per il gioco delle bocce realizzati e frequentati da italiani. Arriviamo al Fisherman’s Warf oggi molto animato, alcune foche riposano al sole sugli scogli in lontananza, altre nuotano pigramente tra i pali del molo. La foschia che gravava sulla zona si dissolve e decidiamo di prendere il battello per andare al largo a vedere le balene. Nonostante il sole fa abbastanza freddo, ma noi tutti siamo ben coperti con maglie e giacche a vento. Il mare è abbastanza mosso e gli schizzi delle onde arrivano fin sul ponte, tutti i bambini indossano il giubbotto salvagente, più per scena che per reale necessità. Al largo il battello rallenta la marcia e si avvicina lentamente alla zona frequentata dai cetacei, Alcuni delfini sfrecciano veloci vicinissimi a noi, poi un getto d’acqua preannuncia una balena, appare brevemente e si rituffa nelle onde, la grande coda è l’ultima parte ad immergersi. Restiamo in zona circa un’ora, vediamo altre balene che emergono con balzi più o meno ampi ma sempre piuttosto lontane da noi. Bello ed emozionante, ma speravamo di vederne di più. Torniamo, e prima di attraccare possiamo ammirare un gran numero di leoni marini e di cormorani che si crogiolano al sole sugli scogli del molo. Pranziamo con la zuppa di pesce “clam chowder” e poi ci dirigiamo al mercato, che tutti i giorni si tiene dalle 15 alle 18. Breve riposo in hotel, poi usciamo per completare il “cammino della storia”. Nel viale del Colton Hall ci sono piastre in bronzo con descritta cronologicamente la storia della città e della California (Monterey è stata capitale fino al 1848). E’ ricordato anche l’arrivo dei numerosi immigrati siciliani che si sono dedicati alla pesca. Arrivati all’Hotel Marriot abbiamo visto molti mezzi dei vigili del fuoco che circondavano l’isolato; per fortuna era tutto risolto, ed i vigili stavano riponendo le attrezzature.

12 Luglio

Monterey: Raggiungiamo in auto Carmel, un’appendice elegante di Monterey con belle villette circondate da giardini lussureggianti. Notevole la Carmel Mission, fondata nel 1770 e restaurata nel 1924. Era il centro amministrativo di tutte le missioni della California del Nord. Riprendiamo la Hwy 1, la famosa statale panoramica, verso il Big Sur. I dominatori spagnoli chiamarono questa distesa di terra El Pais Grande del Sur, da allora la costiera Big Sur è universalmente rinomata. La zona è stata conservata nella sua condizione primitiva e nessuna città ne spezza l’armonia. E’ una bella giornata, in alcune zone spira un forte vento, dalle cime dei monti appaino lingue di nebbia che subito si dissolvono. Ci siamo fermati spesso per ammirare le magnifiche viste sullo spettacolare incontro tra terra e mare. Oltre i frangenti e le scogliere abbiamo notato: il grandioso ponte Bixby Creek Bridge, per molti anni il più grande ponte ad arco del mondo; il Point Sur Lighthouse posizionato su un cono vulcanico. Siamo arrivati fino oltre il villaggio di Nepente, senza raggiungere Julia Pfeiffer, peccato! Al ritorno abbiamo sostato su una piazzola e percorso un sentiero tra i cespugli, fino ad una spiaggia delimitata dalle scogliere. Scendere la scarpata che portava sull’arenile non è stato molto agevole e molti dei turisti hanno rinunciato, la mareggiata aveva eroso il terreno e cancellato il sentiero. Un bel luogo, peccato il forte vento. Al ritorno abbiamo deviato per Pacific Grove un antico paese, ormai unito a Monterey, famoso per le sue belle case in legno. Siamo arrivati in ritardo per la visita del Point Pinos Lighthouse del 1852, il più vecchio faro in funzione in California e così abbiamo fatto una passeggiata tra gli scogli e le calette del promontorio. A Monterey abbiamo visitato il vecchio quartiere industriale con le sue vecchie fabbriche di inscatolamento delle sardine, ormai interamente trasformato in luogo di ritrovo e ristorazione.

13 Luglio

Pleasant Hill: Viaggio da Monterey a Pleasant Hill. Lunga sosta presso un grande outlet dove abbiamo pranzato con pizza e zuppa. Preso possesso delle nostre camere nel Motel Summerfield Pleasant Hill, abbiamo la gradita sorpresa della loro offerta alle 17 di linguine al sugo, verdure e vino; naturalmente ne abbiamo approfittato tutti. Abbiamo fatto una passeggiata di orientamento nei dintorni dell’hotel.

14 Luglio

Pleasant Hill: L’hotel risulta un po’ rumoroso a causa dei ventilatori della cucina. Siamo andati alla stazione ferroviaria per assumere informazioni, poi in giro per negozi; presso un supermercato abbiamo acquistato i biglietti ferroviari del tipo a scalare. Pranzo in camera (abbiamo la cucina). Pomeriggio in giro per negozi.

15 Luglio

San Francisco: Prendiamo il treno Bart e dopo 40 minuti scendiamo a Powell, andiamo subito al Visitor Center e poi in giro per la città. La prima cosa che notiamo è la lunga fila in attesa di salire sul cable car, rinunciamo e proseguiamo per Powell St. poi Union Square e le strade limitrofe con i negozi più eleganti della città. Attraverso il Chinatown Gateway, l’ornato portale ispirato agli ingressi cerimoniali dei villaggi cinesi, entriamo nel Quartiere Cinese e percorriamo tutta Grant Avenue, l’arteria turistica con gli empori zeppi di oggetti; su questa via c’è Old St Mary’s Church, la prima cattedrale cattolica della città. Deviamo brevemente in una stradina laterale per assaggiare dolcetti in un piccolo negozio artigianale. Raggiungiamo Columbus Avenue e, man mano che scendiamo verso il mare, i locali italiani si fanno più numerosi e sempre affollati; numerosi gli scorci panoramici verso la baia con la visione del Bay Bridge. Breve sosta su Washington Square dominata dalla Saints Peter and Paul Church, la chiesa nota come cattedrale degli italiani, molti dei quali, specie i pescatori, abitavano in questo quartiere. Proseguiamo verso Fisherman’s Wharf, il quartiere è affollato, percorriamo la Jefferson Street fino alla biglietteria del traghetto per Alcatraz, la coda è notevole e rinunciamo all’imbarco. Visitiamo il Pier 39 che oggi ospita su due livelli svariati negozi per turisti, botteghe e ristoranti. Ci affacciamo sulla baia da un terrazzo: abbiamo di fronte l’isola di Alcatraz che a tratti è velata dalla nebbia, nei pressi del molo alcune piattaforme ospitano alcune otarie. Pranziamo anche noi adulti con zuppa clam chowder servita su un pane scavato a mò di vulcano. Ci sediamo al sole perché la temperatura è fresca. Siamo nei pressi dell’Historic Trolley Line che utilizza tram d’epoca restaurati, provenienti da varie città degli Stati Uniti e da paesi stranieri. Tra le altre abbiamo notato le vecchie carrozze tranviarie di Milano. Al Pier 45 è ormeggiato l’USS Pampanito uno storico sommergibile della Seconda Guerra Mondiale; siamo saliti a bordo per la visita ed abbiamo potuto notare gli spazi angusti dove vivevano i dieci ufficiali ed i 70 uomini di equipaggio. Altra sosta al Hyde St Pier dove sono ormeggiate una goletta a tre alberi ed un ferryboat a pale laterali; attrezzature navali e strumenti sono esposti lungo la banchina. Affrontiamo la ripida e faticosa salita di Hyde St verso Russian Hill; dalla sommità godiamo dell’ampio panorama sulla città. Un vigile regola l’accesso delle auto che affrontano la ripida e tortuosa discesa di Lombard St. Noi scendiamo la scalinata a lato della strada e guardiamo le auto che scendono lentamente i tornanti tra le aiuole, mentre vengono riprese dalle telecamere dei parenti o amici. Raggiungiamo nuovamente Washington e proseguiamoo verso Powell. Terminata la funzione ci avviamo verso la stazione percorrendo la Stockton Street nel quartiere cinese. La strada è parallela alla Grant ma non è frequentata dai turisti; è piena di negozi di frutta, di verdura, di pesce, di oggetti disparati, alcuni ancora pieni di persone, altri in fase di pulizia e di chiusura. Attraversiamo lo Stockton Tunnel ed arriviamo poco dopo alla stazione Powell e prendiamo il treno per il ritorno.

16 Luglio

San Francisco: Si sceglie di andare in macchina, prendiamo l’autostrada n°24 che attraversa una bella zona collinare prima di raggiungere Oakland. Qui troviamo una lunga coda e decidiamo di immettersi nella corsia laterale per cambiare autostrada, ma l’ultima uscita è già passata e ci ritroviamo a percorrere la pool car che transita lateralmente ai caselli autostradali. Speriamo di non essere incorsi in un’infrazione. Percorriamo il Bay Bridge e siamo a San Francisco. Prendiamo The Imbarcadero, attraversiamo il Fisherman’s Warf e siamo in vista del Golden Gate. Anche oggi folate di nebbia, che dall’Oceano entrano nella baia attraverso il varco su cui è stato costruito il ponte, rendono parzialmente visibile la struttura. Lo attraversiamo e ci fermiamo sull’affollato belvedere dal lato della Marin County. Il ponte è di fronte a noi, immenso con la sua arcata di 1280 m e le due torri di sostegno alte 227 m. Le folate di nebbia, che coprono la parte centrale delle torri, rendono solo a tratti visibile l’intera struttura. In lontananza emergono dalla nebbia i grattacieli del centro di San Francisco. Nonostante i nostri tentativi di dissuasione, un poliziotto ci commina una multa per divieto di sosta (la prima in nove viaggi negli USA!). Scendiamo verso Sausalito e ci fermiamo nel Bay Model Visitor Center, dove un grande plastico riproduce in scala tutta la Baia di San Francisco e simula il movimento delle maree e delle correnti. Facciamo un giro in auto attraverso Sausalito per dare uno sguardo ai bungalow vittoriani. Ci fermiamo lungo la strada per pranzare e poi una lunga sosta sulla spiaggia di Albany.

17 Luglio

San Francisco.. Prendiamo il treno Bart ed abbiamo una sorpresa: oggi i mezzi di trasporto sono gratuiti per incentivarne l’uso e limitare lo smog. Scendiamo alla stazione Montgomery e attraverso il Financial District andiamo all’Air France per la conferma del volo e la prenotazione dei posti in aereo. Da Ghirardelli Square passeggiamo fino The Cannery, dove pranziamo con frittura di pesce e hotdog. Oggi sulla baia non c’e nebbia e possiamo vedere con maggiore nitidezza il Golden gate e l’isola di Alcatraz. Torniamo da Ghirardelli e poi ci mettiamo in fila per prendere il Cable Car. Abbiamo così modo di vedere le manovre che vengono effettuate al capolinea: dopo la discesa dei passeggeri, la carrozza viene spinta a mano sulla piattaforma, fatta ruotare da controllore e manovratore e poi spinta per qualche metro fino al marciapiede di salita dei passeggeri. Qui al momento della partenza, il manovratore aziona la morsa dell’asta che afferra il cavo di trazione che scorre nella fessura della strada. Per la guida della vettura il manovratore deve essere forte e con ottimi riflessi. Naturalmente i ragazzi vogliono viaggiano sul predellino protesi verso l’esterno. Scendiamo a Powell e prendiamo la metropolitana fino a Castro, siamo nel quartiere che era degli hippies ed ancora oggi è reputato trasgressivo. Facciamo una lunga passeggiata fino a Mission Dolores percorrendo le strade su cui si affacciano belle case vittoriane. Della missione, il più antico edificio di San Francisco, possiamo vedere solo la facciata perché chiusa. Prendiamo il tram “J” che con nostra sorpresa dopo poco scende in galleria e diventa metrò; ci siamo spiegati così perché molti convogli che transitavano a Powell erano composti soltanto di due carrozze. Torniamo in treno e ceniamo in camera con zuppa di tagliolini e pollo.

18 Luglio

Pleasant Hill: Giornata di riposo passato in piscina. Abbiamo utilizzato il grill dell’hotel per fare una grigliata di carne. Abbiamo pranzato sotto gli ombrelloni ai bordi della piscina, tutto era buono ed abbondante, compresi il vino e la frutta tenuti in fresco in secchielli di ghiaccio. Alle 18 abbiamo fatto un sopralluogo per vedere cosa offriva l’hotel: abbiamo mangiato un poco di verdura e bevuto ottima birra. La sera, cena in camera con zuppa e insalata di pomodori. La cosa eccezionale di questo hotel è che oltre ad avere una ottima colazione e i barbeque a gas a disposizione degli ospiti, tutti i pomeriggi alle 17 c'era una specie di "merenda" gratuita a disposizione degli ospiti!

19 Luglio

San Francisco: Siamo tornati a San Francisco in treno. Ci rechiamo al Civic Center e visitiamo il maestoso City Hall. All’interno cimeli e numerose foto del terremoto; alcune coppie di etnia cinese, appena sposate, posavano sullo scalone per le foto di rito. Visitiamo poi la St. Mary’s Cathedral, la nuova chiesa ideata da Pier Luigi Nervi che fu portata a termine nel 1971. La struttura di calcestruzzo che raggiunge l’altezza di 60 m con il tetto a quattro sezioni curvilinee, crea una navata vetrata che ispira un senso di grandiosità e leggerezza. Raggiungiamo poi Lafayette Park ed ammiriamo le residenze vittoriane dell’elegante rione di Pacific Heights. Proseguiamo la visita e godiamo delle belle vedute sulla baia e sul centro della città. Pranziamo in un ristorante del quartiere, poi, dopo esserci soffermati ad ammirare auto d’epoca, prendiamo un autobus che ci porta fino ad Embarcadero. Entriamo nell’Embarcadero Center che ospita sia punti di vendita che uffici, una galleria di negozi occupa i primi tre livelli delle torri che sono collegati da passaggi pedonali coperti e da giardini pensili. Percorriamo il Centro fino alla piazza Justin Herman, ci sediamo, mentre i ragazzi esplorano i passaggi intorno alla grande fontana. Abbiamo di fronte a noi il Ferry Building che, prima della costruzione dei ponti, era il punto di transito di 100.000 persone al giorno che attraversavano la Baia. Dopo aver gustato alcuni pretzel offerti gratuitamente per reclamizzare un locale, entriamo nel grandioso atrio dello Hyatt Regency Hotel, alto 17 piani con giardini pensili e una grande scultura a forma di globo. Siamo saliti sugli scenografici ascensori di vetro che salgono e scendono lungo una parete. Torniamo in hotel e ceniamo nuovamente con una buona grigliata di carne. Prepariamo i bagagli stando attenti a distribuire bene il peso in modo da rientrare nelle rigide norme aereoportuali.

20 Luglio

San Francisco: Lasciamo Pleasant Hill verso le 11,30 temendo di trovare traffico sull’autostrada per l’aeroporto. Attraversiamo la baia, la città di San Francisco ed arriviamo in aeroporto. Passiamo all’agenzia Alamo per restituire l’auto. Al checkin dell’Air France abbiamo qualche problema con le dimensioni dei bagagli, che risolviamo con un po’ di difficoltà. Partiamo in orario alle 16,20 seguendo la rotta sul Canada, Groenlandia, Irlanda ed arriviamo a Parigi alle 11,50 del giorno dopo. Partiti con il sole, è arrivato rapidamente il crepuscolo con i suoi colori, successivamente, verso Nord, un livido chiarore all’orizzonte che permane a lungo, poi prende colore e man mano dal violetto passa al rosso, infine sorge il sole con uno sfolgorio di luce. In pratica non abbiamo avuto una vera e propria notte, ma dal crepuscolo siamo passati ad una lunga alba.

21 Luglio

Roma: All’aeroporto di Parigi grande corsa per prendere la coincidenza per l’Italia, per fortuna la partenza viene ritardata di circa un’ora e questa volta, a differenza dell'andata, riescono a caricare i bagagli. L’aereo, dell’Alitalia, arriva a Roma alle 15,35.

Grazie ad Alfredo per l'aiuto sul diario di bordo

 POSTED:giovedì, 08 settembre 2011 15.45